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Storico

Agli inizi degli anni ’50 venivano ad accentuarsi profondi mutamenti sociali iniziati subito dopo la guerra, che portarono all’abbandono delle zone montane. Per ovviare a tale fenomeno, illustri parlamentari quali De Gasperi, Fanfani, Spataro, Zoli, Pella, Vanoni, Aldisio, Campigli e Rubinacci, proposero nel 1952 l’approvazione della legge 991/52che dettava norme per l’individuazione dei comuni montani e classificava i comprensori di bonifica montana. È da questa legge che iniziava una vera e propria “politica montana”. L’intenzione del legislatore era quella di fornire i mezzi economici e finanziari necessari per far fronte alle necessità di difesa delle peculiarità del patrimonio naturale.

Successivamente con il Dpr 987/55, vennero istituiti i Consigli di Valle, consorzi permanenti di comuni montani, di natura non obbligatoria, che rappresentarono il punto di partenza per l’istituzione delle comunità montane.

La legge che ha sancito la costituzione delle comunità montane, è la n. 1102 del 03/12/1971, che ha previsto nuove norme per lo sviluppo della montagna. Le disposizioni della presente legge sono rivolte a promuovere, in attuazione degli articoli 44, ultimo comma, e 129 della Costituzione, la valorizzazione delle zone montane favorendo la partecipazione delle popolazioni attraverso le comunità montane, la predisposizione e l’attuazione  dei programmi di sviluppo e dei piani territoriali dei  rispettivi comprensori montani ai fini di una politica generale di riequilibrio economico e sociale nel quadro delle indicazioni del programma economico nazionale e dei programmi regionali.

Con la  L.R. n. 16 del 02/05/1973, successivamente abrogata dall’art. 70 della L.R. 22/06/1999 n. 9, sono stati fissati due principi fondamentali:

– dotare i territori montani in un ordinato assetto territoriale di infrastrutture e di servizi civili;

– stimolare e sostenere, con la partecipazione di tutte le forze sociali e delle popolazioni interessate, iniziative  atte a valorizzare le risorse locali, attuali e potenziali, allo scopo di eliminare lo squilibrio esistente tra territorio montano e il rimanente territorio regionale.

L’art. 1 comma 2, della L. R. n. 16/1973, cita: “…ai sensi della L. 1102/1971, la Regione persegue  la realizzazione coordinata ed omogenea delle predette finalità nelle zone di cui all’art. 3 della legge, ed indicate al successivo art. 7 per mezzo delle comunità montane, organi di programmazione delle zone stesse…”

La medesima legge all’art. 8  ha provveduto a delimitare  le 17 zone omogenee del Lazio che hanno costituito le comunità montane, tra le quali la Zona  X^,  comprendente  n. 33 comuni montani e parzialmente montani.

Le comunità montane hanno avuto una particolarissima  attenzione da parte del legislatore,  e già a partire dal 1981 la L. 93ha dettato disposizioni integrative alla L. 1102/1971, con  nuove norme per lo sviluppo della montagna.


Le più importanti, infatti, definiscono che:
  • i fondi destinati  al perseguimento delle finalità di cui agli articoli 1, 2 e 5 della L. 1102/1971, sono previsti nella legge finanziaria di cui all’art. 11 della L. 468/1978,  e costituiscono, con riferimento alla quota prevista per le singole regioni della tabella A, allegata alla presente legge, contributo speciale ai sensi dell’articolo 119,  3° comma, della Costituzione e dell’art. 12 della L. 281/1970;
  • i comuni possono  delegare alle comunità montane funzioni proprie o ad essi delegate, estendibili anche alle parti di territorio non classificate montane dei comuni che compongono le comunità stesse e con popolazione non superiore a 50.000 abitanti.

Con la L. n. 97 del 31/01/1994, a seguito di un riassetto organizzativo ed istituzionale, sono state dettate nuove disposizioni per le zone montane. Le finalità della legge riguardano principalmente: la salvaguardia e la valorizzazione  delle zone montane, ai sensi dell’articolo 44 della Costituzione, e rivestono carattere di preminente interesse nazionale. Esse si  applicano ai territori delle comunità montane ridelimitate ai sensi dell’art. 28 della L. 08/06/1990 n. 142, abrogata dall’art. 274 del D. Lgs 18/08/2000 n. 267e ss.mm.ii. Sono interventi speciali per la montagna e diretti ad uno  sviluppo globale mediante la tutela e la valorizzazione delle qualità ambientali e delle potenzialità endogene proprie dell’ habitat montano. La legge ha istituito a tale scopo un fondo nazionale per la montagna, presso il Ministero del bilancio e della programmazione economica, alimentato da trasferimenti comunitari, dello Stato e di enti pubblici. Le risorse erogate dal Fondo hanno carattere aggiuntivo rispetto ad ogni altro trasferimento ordinario o speciale dello Stato a favore degli enti locali,  e ripartite fra le regioni e province autonome. I criteri di ripartizione del Fondo sono stabiliti con deliberazione del Comitato interministeriale per la  programmazione economica (CIPE), e tiene conto dell’esigenza della salvaguardia dell’ambiente, con il conseguente sviluppo delle attività agro-pastorali eco-compatibili, dell’estensione del territorio montano, della  popolazione residente, del reddito medio pro capite, del livello dei servizi e dell’entità dei trasferimenti ordinari e speciali.

L’art. 11, della  legge 97/94, prevede che le comunità montane, anche riunite in consorzio fra loro o con comuni montani, possono promuovere l’esercizio associato di funzioni e servizi comunali con particolare  riguardo ai settori, quali:

– costituzione di strutture tecniche-amministrative di supporto alle attività istituzionali dei comuni per l’assistenza al territorio;

– raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani

– organizzazione del trasporto locale e scolastico

– organizzazione del  servizio di polizia municipale

– realizzazione di strutture di servizio sociale per anziani

– realizzazione di strutture sociali di orientamento e formazione per i giovani

– realizzazione di opere di pubblico interesse.

Le deleghe dei Comuni montani alle comunità montane,  possono riguardare poteri più ampi per lo svolgimento di funzioni proprie e la gestione di servizi, con possibilità di delega  alla contrazione di mutui con la  Cassa   Depositi e Prestiti o istituti di credito, in nome e per loro conto, anche per la realizzazione di opere igieniche.

L’art. 24, della stessa legge  prevede, inoltre, la possibilità da parte delle comunità montane di operare quali sportelli dei cittadini per superare le difficoltà di comunicazione tra le varie strutture e servizi territoriali.

La legge 15/03/1997 n. 59, riguarda la delega al governo per il conferimento, ossia trasferimento, delega o attribuzione  di funzioni e compiti amministrativi alle regioni e  agli enti locali, tra i quali anche le comunità montane, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa. La disciplina legislativa delle funzioni e compiti conferiti alle regioni, art. 2, della legge medesima, debbono essere riconducibili alle materie di cui all’art. 117, c. 1 Cost., e la disciplina dell’organizzazione e svolgimento delle funzioni e dei compiti amministrativi conferiti è disposta, secondo le rispettive competenze e potestà normativa e con l’osservanza dei principi fondamentali:

– di sussidiarietà

– di completezza

– di efficienza e di economicità

– di cooperazione

– di responsabilità ed unicità dell’amministrazione

– di omogeneità

– di adeguatezza

– di differenziazione

– della copertura finanziaria e patrimoniale

– di autonomia organizzativa e regolamentare

Con il D. Lgs 112 del 31/03/1998, vengono conferite funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, ricomprese anche le comunità montane, in attuazione del Capo I° della legge 15/03/1997 n. 59, e nelle materie oggetto del conferimento , le regioni e gli enti locali, esercitano funzioni legislative o normative ai sensi e nei limiti stabiliti dalla legge.

Con la legge 03/08/1999 n. 265, vengono approvate disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti locali, nonché  modifiche alla L. 08/06/1990 N. 142, quest’ultima abrogata dall’art 274 del D. Lgs 267/2000. In particolare, al Capo I, art. 7, comma 2, entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, le regioni dispongono, ove occorra o su proposta dei comuni interessati, il riordino delle comunità montane, verificandone l’adeguatezza della dimensione, anche nel rispetto dell’attuazione dell’articolo 3 del D.Lgs 112/1998, nonché l’adeguamento degli statuti alle nuove norme sulla composizione degli organi. Entro sei mesi dalla entrata in vigore della presente legge, i comuni devono adeguare, ove occorra, le proprie rappresentanze nelle comunità montane ai sensi dell’art. 28, comma 2 , L. 142/1990, come sostituito dal comma 1 del presente articolo.

Dal 1990 al 2000, il legislatore ha voluto coordinare in un organico corpo normativo le disposizioni relative agli enti locali. Il Testo unico enti locali, a chiusura del decennio, è stato l’elemento chiave destinato a riunire in un quadro sistematico tutte le disposizioni fino ad allora emanate. Il Tuel  (D. Lgs 18 agosto 2000 n. 267), è stato formulato sulla base delle disposizioni della L. 142/1990 con l’aggregazione di provvedimenti legislativi di vario contenuto e rilevanza particolare, quali

  • L. 81/1993
  • L. 59/1997
  • L. 127/1998
  • L. 265/1999
  • D. Lgs 77/1995
  • L. 142/1990

Il nuovo ordinamento si compone di quattro parti. Le più importanti sono:

–  la prima,  che  riguarda l’ordinamento istituzionale dell’ente locale;

–  la seconda, che riguarda l’ordinamento finanziario e contabile dell’ente locale.

Il nuovo Tuel diviene quindi lo strumento normativo di riferimento del governo degli enti locali.

Le riforme delle autonomie locali,  relative all’elezione diretta del presidente della regione e l’estensione dell’autonomia regionale, avvenute già dal 1999, hanno portato ad adeguare il Titoli V della Costituzione, dedicato alle autonomie; anche in virtù della modernizzazione del paese e di adattamento  alle tendenze del quadro europeo. Così, regioni, province e comuni hanno concordato nel settembre del 2000 una serie di proposte di modifica della  disciplina costituzionale delle autonomie. Il  Parlamento ha approvato la modifica al Titolo V della Costituzione del 1948, con la riforma approvata in seguito al referendum popolare del 07/10/2001 divenendo L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3.

Con la  riforma del Titolo V della costituzione, è stato possibile cogliere una molteplicità di elementi che hanno innovato il modello di Stato finora unitario ed autonomistico. Il primo comma dell’art. 114 della Costituzione infatti omologa allo Stato,  comuni, province, città metropolitane e  regioni, come componenti della Repubblica, con il conseguente obbligo per la legislazione (statale e regionale) di adeguare i propri principi e metodi alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. Il secondo comma dello stesso articolo, eleva gli enti suddetti al rango di sedi del governo locale, in quanto “enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione”.

Con la legge 05/06/2003, n. 131, vengono date disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della repubblica alla L. Cost. 3/2001, con la quale anche alle comunità montane viene riconosciuta la potestà statutaria e regolamentare.

L’attuale Governo, nel predisporre la legge Finanziaria 2007, 27 dicembre 2006, n. 296,  ha stabilito specifici provvedimenti a favore degli enti montani.

Nonostante l’evolversi di situazioni sociali, ambientali e di funzionamento delle strutture pubbliche, lo stanziamento dei fondi dello Stato a favore delle comunità montane era fermo al 1993. Con la legge Finanziaria del 2007,  è stata, riconosciuta dall’attuale Governo, l’importante funzione svolta da questi enti in campo nazionale, conferendo al contempo, più dignità al lavoro di coloro che ne coordinano l’azione e ne programmano l’ulteriore sviluppo. Le comunità montane, pertanto, in virtù dei contenuti della nuova Finanziaria, possono disporre di ulteriori 60 milioni di euro nel triennio 2007/2009, con un aumento pari al 35%  rispetto al passato. Un altro dato positivo deriva dallo stanziamento di 25 milioni di euro del Fondo Nazionale della Montagna, finalizzato agli investimenti a disposizione delle comunità montane, con un incremento pari al 25% rispetto allo scorso anno.

Si tratta di  un pacchetto di provvedimenti molto significativo, scaturito dalle decisioni del Governo sulla base dell’azione quotidiana condotta dall’Uncem (unione nazionale comuni enti montani) e dalle singole comunità montane tra cui quella “dell’Aniene”, da ritenersi ancora più consistente se si tiene conto della presenza di una forte azione di risanamento della finanza pubblica a seguito di restrizioni e riduzioni dei finanziamenti per molti settori della pubblica amministrazione.

Le azioni delle comunità montane non si esauriscono, in ogni caso con tali provvedimenti, ma tendono a raggiungere il traguardo successivo: la configurazione, nel nuovo Codice delle Autonomia di una pari dignità rispetto agli altri livelli istituzionali.

La   X^  Comunità  Montana dell’Aniene .

Il  5 marzo del 1975, il Consiglio Regionale del Lazio ha votato all’unanimità la deliberazione N. 405 che aveva per oggetto “Approvazione dello Statuto della Comunità Montana dell’Aniene – Zona X^ – ai sensi dell’art. 11 della L.R. 16/1973”: era l’atto che sanciva  la piena ufficialità dell’Ente, ne stabiliva   le competenze e ne precisava  i compiti.

I comuni facenti parte della X^ comunità montana dell’Aniene erano:

Affile, Agosta, Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Bellegra, Camerata Nuova, Canterano, Cerreto Laziale, Cervara di Roma, Cineto Romano, Filettino, Gerano, Jenne, Licenza, Mandela, Marano Equo, Olevano Romano, Percile, Riofreddo, Rocca Canterano, Rocca Santo Stefano, Roccagiovine, Roiate, Roviano, Sambuci, Saracinesco, Subiaco, Trevi nel Lazio, Vallepietra, Vallinfreda, Vicovaro e Vivaro Romano.

I comuni di Filettino e di Trevi nel Lazio sono stati successivamente incorporati alla XII^ comunità montana “Monti Ernici”  con D.P.G.R 15/05/2000 n. 397, che ha istituito le nuove zone montane  del Lazio, a seguito delle modifiche apportate alla L.R. 9/99, e con D.P.G.R. 20/07/2001 n. 444sono state  istituite n.  22 nuove Comunità Montane, tra le quali  la  Comunità Montana dell’Aniene, successivamente denominata comunità montana.

Nell’arco di tempo della sua attività, l’ente montano ha avuto una singolare peculiarità. Nel periodo  dal 1978 al 1991, e quindi fino alla nomina di un Commissario regionale con pieni poteri, la comunità montana si identificava anche come USL RM/27, e gli organi della comunità montana, quali il Presidente e la Giunta, coincidevano con  gli organi della USL RM/27, rivestendo le figure rispettivamente del Presidente e del Comitato di Gestione della USL/RM 27, che ricomprendeva i distretti sanitari di: Subiaco, Arsoli, Vicovaro, Gerano ed Olevano Romano.

Il territorio della comunità montana è costituito  dall’insieme dei territori dei trentuno comuni ricompresi nella zona omogenea di cui all’art. 2,  lett. c),  dell’allegato A alla L.R. 22 giugno 1999 n. 9 e ss.mm.ii.., e  attualmente,  si estende per 588 Kmq nella parte orientale della provincia di Roma, al confine con l’Abruzzo e con le province di Rieti e Frosinone,  con una popolazione complessiva di 43.654 abitanti.

L’area della comunità montana, se pur parzialmente, ricade nell’area del Parco dei Monti Lucretili e del Parco dei Monti Simbruini.

La comunità montana, nell’ambito delle funzioni proprie e di quelle attribuite o delegate, è soggetto istituzionale equordinato agli altri in cui si riparte la Repubblica.

La comunità montana è dotata di un proprio Statuto, e in conformità alla legge e allo Statuto, adotta  regolamenti finalizzati all’organizzazione e al funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e per l’esercizio delle funzioni.

La comunità montana realizza la finalità istituzionale di promuovere lo sviluppo socio-economico del proprio territorio e di perseguire l’armonico riequilibrio delle condizioni di esistenza delle popolazioni montane attraverso l’esercizio delle funzioni ad essa specificatamente attribuite dalla legge statale e regionale e quelle ad essa delegate dalla regione, provincia e dai comuni. Essa esercita l’esercizio associato di funzioni proprie dei comuni o a questi delegate dalla regione, nonché la gestione degli interventi speciali per la montagna, stabiliti dalla Comunità economica Europea o dalle leggi statali e regionali. Essa può esercitare, in relazione alle proprie disponibilità finanziarie, ogni altra attività di pubblico interesse per la zona ricompresa nel proprio ambito territoriale che la legge non abbia devoluto in via esclusiva ad altri enti operanti nel comprensorio.

Gli organi politici  della comunità montana sono:

  • il Consiglio, composto attualmente da un numero di consiglieri pari a novantasette, ivi compresi il presidente e il vice-presidente,  è  rappresentato  dai consiglieri dei comuni facenti parte la comunità montana, eletti all’interno di ciascun consiglio comunale con  garanzia per le minoranze, e durano in carica cinque anni;
  • la  Giunta, composta attualmente dal Presidente, dal vice presidente e da  un  numero di assessori pari a nove, sono eletti dal consiglio dell’ente sulla base di un documento programmatico, contenente la lista dei candidati alle suddette cariche,  restano in carica per tutta la durata del consiglio che li ha nominati, continuando ad esercitare le proprie funzioni anche dopo la scadenza del mandato fino alla nomina dei successori;
  • il Presidente, organo monocratico,  eletto, come già sopra illustrato,  dal consiglio dell’ente.

La sede legale è ubicata nel comune di  Subiaco, mentre la sede amministrativa è ubicata nel comune di Agosta,  in località Madonna della Pace.

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