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Roviano

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Veduta di Roviano

Risalendo il corso dell’Aniene, tra Tivoli e Subiaco, la vallata delineata dall’andamento del fiume, viene quasi a chiudersi da due centri medioevali che si fronteggiano l’uno con l’altro. Sulla destra Anticoli, dominato dalla rocca degli Antiochia, a sinistra Roviano, sovrastato dal castello Brancaccio, con la sua torre merlata e il possente bastione, e il simbolo del paese e riassume, nelle sue mura, parte della sua storia: dal medioevo fino ai giorni odierni, perché la formazione di questo tipico centro medioevale e, al contrario, più remota. Roviano riesce velatamente a delineare le sue origini attraverso ritrovamenti abbastanza significativi. La presenza di antichi insediamenti nel territorio viene attestata da probabili castellieri lungo le falde del Monte S. Elia. Nella grotta di Fra’ Alessio e ai piedi del convento degli Oblati sono stati rinvenuti frammenti di ceramica databili all’età del bronzo. Sopra l’attuale paese, parallele alla moderna autostrada, alcuni tratti di murature poligonali lasciano supporre l’esistenza di luoghi fortificati preromani.

Castello

Queste murature, in mancanza di accurati esami, risultano di incerta datazione, potendo anche risultare relative alla costruzione di qualche villa o strada romana. Il Nibby, nel secolo scorso, descrive, prima del paese, i ruderi di una villa romana, forse appartenente alla gente Rubria che probabilmente diede il nome al paese. In località “Casa Passera” fu scoperta un’ara funeraria. Con l’iscrizione dedicatoria, eretta dal liberto L. Annius Nalas alla moglie Carfia Lanthanusa. Il reperto, conservato in paese, presenta sui fianchi due bassorilievi mentre l’epitaffio riporta, oltre al nome dei personaggi di origine greca, la consueta sigla D.M. (Dis Manibus) dedicata ai Mani. Nel 1889, ai piedi di Roviano presso l’Aniene, fu rinvenuto. ad una profondità di m. 2 in terra di riporto, il “lastricato di due antiche vie formanti un bivio”: l’antica Tiburtina Valeria con la Sublacense.

Oltre alle sedi stradali, furono scoperti quattro cippi con alcune iscrizioni attestanti i vari restauri eseguiti, sulle vie stesse, dagli imperatori romani. Un cippo recava inciso il numero XXXVI ed una freccia; indicava, con precisione. l’inizio della Via Sublacense, lastricata per la prima volta dall’imperatore Nerone. Era il XXXVI miglio della Valeria. Il luogo ricordato ripetutamente da Frontino per l’ubicazione degli acquedotti romani. Sono queste due vie, che ricalcano antiche direttrici di transito, a dare origine e sviluppo a Roviano. La Tiburtina Valeria, che rappresenta il collegamento del territorio sabino con il Fucino, costituisce un importante asse di penetrazione che favorì l’addentrarsi delle più antiche civiltà nel territorio ed in seguito permise la colonizzazione romana della regione. La Via Sublacense, al contrario, caratterizza tutto il medioevo durante il feudo abbaziale.

Ponte Scotonico

Sotto il convento degli Oblati è conservato ancora intatto il ponte romano Scotonico con il basolato stradale della Via Valeria. Alle testimonianze romane seguono per Roviano secoli oscuri, il toponimo del Monte S. Elia. che sovrasta il paese, ha fatto ipotizzare la presenza di monaci orientali; alcuni ruderi indicano la presenza di antiche costruzioni sul monte. Questa tradizione e tanto sentita che si è voluto individuare, nell’antico romitorio di S. Maria dell’Oliva, uno dei 12 monasteri fondati da S. Benedetto, ricordati da Gregorio Magno. E certo, comunque, che il Cristianesimo si diffuse assai presto nel territorio di Roviano sostituendosi completamente al culto pagano testimoniato dall’epigrafe latina citata. Il primo documento, infatti, che nomina il territorio, riguarda proprio la Chiesa di S. Maria, costruita su preesistenti strutture che meritano uno studio approfondito. Nel Regesto Sublacense il Privilegio di papa Nicolò I, datato 20.8.867, confermativo dei possedimenti del Monastero Sublacense, nomina appunto “il fundum qui vocatur Robianum, cum ecclesia qui vocatur sancte Mariae”. Nel diploma di Ottone I dell’anno 967 si nomina. sempre tra i beni del Monastero sublacense, Roianum maius, et Roianum minus che corrispondono evidentemente a Roviano e Rovianello.

Porta del castello

Le rovine di Rovianello si trovano tutt’oggi sopra una collina, che prospetta l’Aniene, circa due chilometri a valle di Roviano. Secondo la cronaca del Mirzio risulta che intorno all’anno 1000 il conte Rainaldo, figlio di Bernardo, restituì all’Abbazia sublacense Roviano e Rovianello insieme ad Arsoli ed Anticoli. Leone IX, nel 1051, e Pasquale II, nel 1115 confermano Roviano sempre al Monastero di Subiaco. Nel 1183 l’abate Simone reclamò contro Riccardo d’Arsoli che teneva Roviano e Rovianello. Leone III affidò la vertenza a Milone, vescovo di Tivoli, che tuttavia non riuscì a risolverla. Il pontefice convocò presso di sé Riccardo per indurlo a sottomettersi ed emise sentenza a favore dell’Abbazia. Nel 1189 Roviano e Rovianello figurano confermati al Monastero da Clemente III. Successivamente passarono ai Colonna di Riofreddo. Si fa infatti menzione di: Landulfus Columna rniles Rivifrigidi ed Rubiani dorninus.  Un altro Landolfo Colonna probabilmente ha dato, nel 1287,  lo Statuto a Roviano. Roviano e Rovianello, negli statuti tiburtini del 1305 e del 1500, sono compresi tra i castelli censurati verso Tivoli. Bonifacio VIII, con bolla del 14 settembre 1297, confiscò il feudo ai Colonna. Rovianello con bolla del 10 settembre 1300 fu concesso agli Orsini.

Porta Scaramuccia

Nel 1382 Roviano figura diviso in più quote. Il 18 maggio 1434 Giovanni Andrea Colonna, anche a nome del fratello Giacomo, ratificò lo Statuto di Roviano. Nel 1500 Alessandro VI attribuì nuovamente il feudo all’Abbazia di Subiaco. Nella guerra contro Ascanio Colonna, nel 1541, Pierluigi Farnese prese Roviano dai Colonna ai quali però non apparteneva. Con istrumento Crisante Roscioli del 24 nov. 1625 Roviano e Rovianello, ormai diruto, furono venduti a Carlo Barberini. Attraverso i Barberini, Roviano passò dai Colonna del ramo di Paliano a quelli di Palestrina, chiamati poi Carbognano e quindi Colonna-Sciarra. Nel sec. XIX passò ai Massimo ed infine ai Brancaccio che lasciarono anche il nome al castello. La complessa struttura, oggi di proprietà comunale, testimonia e conserva, come sede di Museo, secoli di Storia.

  • Popolazione: 1.444 abitanti (rovianesi)
  • Altitudine: 523 m s.l.m.
  • Distanza da Roma: 55 Km
  • Comuni limitrofi: Anticoli Corrado, Arsoli, Cineto Romano, Mandela, Marano Equo e Riofreddo.
  • Informazioni turistiche presso il comune – Tel. 0774/903143; 0774/903023; fax 0774/903008. Pro Loco 339/5847027 www.prolocoroviano.it  info@prolocoroviano.it

 

DA VISITARE

Palazzo Baronale

PALAZZO BARONALE: Dalla sua posizione privilegiata, posta a dominio della via Tiburtina, il Palazzo baronale di Roviano controllava dall’alto i traffici tra il Lazio e l’Abruzzo. Sorto come rocca fortificata ad opera dell’Abbazia di Subiaco, nel corso dei secoli ha modificato molto il suo aspetto originario per via degli ampliamenti e dei rifacimenti voluti delle tante famiglie patrizie di Roma, come i Colonna e i Brancaccio, solo per fare due nomi, che ne sono state proprietarie. Il palazzo aveva due funzioni principali: quella abitativa e di rappresentanza e quella dei servizi e immagazzinamento dei prodotti agricoli con specializzazione delle singole funzioni: conservazione dei cereali, lavorazione del vino e conservazione dell’olio. L’ingresso incastonato in un portale gotico conserva lo stemma in terracotta della famiglia dei Massimo. Un giardino pensile, un pozzo marmoreo e un’ampia corte selciata contraddistinguono il nucleo più antico, a pianta pentagonale, della struttura. Gli interni sono abbelliti da paesaggi agresti. Tra gli affreschi più preziosi, quelli cinquecenteschi del ciclo “Giuditta ed Oloferne”, conservati all’interno dell’ex cappella. Durante la bella stagione, la corte è protagonista di svariate manifestazioni musicali, teatrali e mostre d’arte contemporanea.

  • CHIESA DI S.GIOVANNI BATTISTA DECOLLATO, con facciata barocca, si trova di fronte al castello. Ad una sola navata, comprende cinque altari- uno maggiore e quattro laterali. Venne ampliata a più riprese tra il 1606 e il 1709 ma fonti storiche riportano della sua esistenza già nel 13°sec. Custodisce le spoglie di S.Fortunato Martire che, stando a quanto narra la leggenda, venne ucciso dal padre all’età di 12 anni, a causa della sua fede cristiana.
  • CHIESA MADONNA DEL ROSARIO, fu costruita sulla piazza principale tra il 1947 e il 1951 con il concorso di tutta la popolazione locale. Possiede tre navate con tetto  a capriate . In occasione del Giubileo del 2000, l’artista ligure Vittorio Venturelli, ha realizzato  nell’abside un bellissimo mosaico raffigurante la discesa dello Spirito Santo. Gli altari laterali sono dedicati a S.Anna, al Sacro Cuore e alla Madonna del Rosario.

    Chiesa della Madonna del Rosario

  • PORTA SCARAMUCCIA, probabilmente prende il nome da un conflitto armato svoltosi nel 1570 fra i Colonna, feudatari di Roviano  e gli Zambeccari, signori di Arsoli, per il possesso del corso d’acqua della Meliga. Abbattuta dal Comune nel 1878 fu ricostruita da Camillo Massimo nel 1880.
  • PONTE SCOTONICO: ad est del territorio, al km 58 dopo il bivio per Arsoli,resiste maestoso questo ponte di epoca romana, restaurato da Nerva unitamente alla “nova” Valeria. Si conserva ancora integro assieme alla strada a basole di calcare locale. È largo oltre sette metri ed il diametro dell’arco di otto metri circa.
  • MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA : Il museo nasce dall’eredità di un precedente allestimento esposto per la prima volta nel 1980 nei locali dell’edificio storico denominato “Montano” una volta adibito a frantoio ed attualmente sede della biblioteca comunale. Inaugurato ufficialmente il 25 ottobre del 2001, ha sede permanente nel palazzo Baronale occupandone il piano terra ed il piano superiore da cui gode una vista spettacolare sulla Valle dell’Aniene e sulle montagne che la delimitano. E’ il primo museo della regione Lazio a carattere demo-etno-antropologico e rappresenta la memoria storica della civiltà contadina della valle dell’Aniene. All’interno sono conservati ogni tipo di strumenti, manufatti e utensili artigianali legati ai rapporti di produzione e alla divisione della terra. L’allestimento multimediale di rara fattura è stato pensato con l’ottica di dare un’anima alla collezione tramite la riproduzione realistica dei contesti lavorativi e domestici divisi in stanze tematiche (la religiosità, i lavoratori di galleria, il fabbro-lattoniere, gli artigiani del legno, la lavorazione del cesto, la pastorizia, olivicoltura e viticoltura, il mondo domestico e la famiglia). Le varie zone sonorizzate, la proiezione di filmati e diapositive e l’utilizzo della materia quali terra e sassi, riportano idealmente gli oggetti al loro territorio. Il museo comprende una sala-studio con funzione di archivio per la consultazione di cd audio, cd-rom, video e diapositive. Inoltre dispone di sevizi didattici quali visite guidate, laboratori e catalogo informatizzato. ORARIO DI APERTURA: martedì, giovedì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.30. Visite guidate per gruppi e scolaresche su prenotazione. Piazza S. Giovanni 1, tel.: 0774/903.412. Per info: rovianomuseo@tiscali.it

 

PRODOTTI TIPICI

Olio di oliva, miele, formaggi anche di capra, “Sagne”, “Ramiccia”, “Cuzzi”, gnocchi, polenta con le “ciammaruche” (lumache), frittejji con fiori di zucca, cavoli e alici; maccarunitti, frascarelli, pizze alla brace con salsiccia e cicoria, “Salavatici” – frittelle alla mentuccia; “Ciammella”: grande pane che si regala in occasione dei matrimoni e delle feste patronali insieme ad altri dolci caratteristici detti “ciammellitti”. Pangialle che si può gustare durante le feste natalizie, mustaccioli, dolci caratteristici di carnevale.

 

FESTE E SAGRE

  • Carnevale rovianese: festa a grande partecipazione popolare con sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati e bande musicali. Si svolge il sabato di carnevale e si replica il martedì grasso.
  • Passione di Cristo: rievocazione della Passione di Cristo con processione solenne e fiaccolata.
  • Giugno: festa pagana della Marzella. Davvero singolare è la Festa della Marzella, termine dialettale che sta ad indicare un asparago turgido e ben sviluppato, quindi simbolo di prorompente virilità giovanile. Nata nel 1969 da un gruppo di amici con l’intento di ritrovarsi annualmente. La festa viene celebrata la prima settimana di giugno: al termine della cena, tra canti e bevute di vino, si tiene una processione per le strade del paese con tanto di “stennardina”, statuina “Fra’ Marzella”, ballo delle pupazze e fuochi pirotecnici finali. La festa ha assunto chiari caratteri licenziosi e trasgressivi, sempre però improntati allo scherzo e all’allegria: un cerimoniale e un rito fallico che richiama i culti pagani e propiziatori. (Antiche Terre del Lazio).
  • Corpus Domini: tradizionale infiorata con quadri religiosi in Piazza della repubblica e viale Italia.
  • 1°sabato di luglio – Sagra dei “Cuzzi cò j’ ajju”. La cucina rovianese è sempre stata semplice, buona e sostanziosa, se pure monotona in certi periodi dell’anno. Mangiare bene e con sazietà era un desiderio dei contadini rovianesi, desiderio che però potevano soddisfare poche volte l’anno, in particolare durante le feste patronali, natalizie e pasquali. I cuzzi di Roviano, invece, rappresentavano il piatto tipico della domenica e generalmente venivano preparati con aglio, olio extra vergine di oliva, pomodoro, peperoncino e formaggio ovino prodotto dai contadini del posto. Dialettalmente detti “I cuzzi ci jaju”. Gli abitanti, durante la sagra, degustano il cibo all’aperto con un sottofondo di musiche che si spandono nell’aria, mentre i visitatori si aggirano tra i mercatini di artigianato e utensili tradizionali. Cuzzi: pasta fresca ottenuta dalla miscelazione delle farine di grano tenero, grano duro, granturco, acqua e uova intere. L’impasto viene lavorato a mano (o con l’ausilio dell’impastatrice meccanica nel caso di grandi quantità) fino a raggiungere una certa consistenza ed aspetto omogeneo. La pasta ottenuta viene lavorata con lo “stenderello” per formare delle strisce di circa 50 cm di lunghezza, 4-5 cm di larghezza e qualche millimetro di spessore. Si procede con il taglio tipo strozzapreti, a tonnarello o a chitarra. (Antiche Terre del Lazio).
  • 24/26 luglio:Pellegrinaggio alla SS.Trinità di Vallepietra, Festa di S.Anna.
  • Agosto – Aniene Film Festival: l’Aniene Film Festival “Il cinema della terra” si svolge nei comuni di Arsoli e Roviano, con importanti appendici ad Anticoli Corrado e Riofreddo. Dedicato al mondo contadino e al modo in cui il cinema ha saputo documentarlo e interpretarlo, propone opere di giovani cineasti insieme a classici italiani e stranieri. Il territorio della Valle dell’Aniene e le sue radici agropastorali rappresentano il nucleo centrale della manifestazione. (Antiche Terre del Lazio).
  • Ferragosto rovianese : processione diurna e spettacolo musicale serale.
  • Ultima domenica di agosto:Sagra de “ju Salavaticu”. Si tratta di una frittella fatta con farina e profumata mentuccia, distribuita con altri prodotti tipici locali. La mattina, tradizionale battitura dell’orzo in piazza e nel pomeriggio distribuzione delle frittelle.
  • 29 agosto: festa patronale di S.Giovanni Battista Decollato e Panarda. Durante la festa per il patrono del paese, il 29 agosto, si tiene in piazza, gratis, una pantagruelica e pubblica cena detta “Panarda di S. Giovanni”. Fino al XIX secolo era un grande pranzo riservato ai confratelli della Compagnia di S. Giovanni (se ne hanno notizie già nel XVI sec.) e, prima di essere soppresso dalle autorità, fu esteso anche alle donne. Durante la festa notturna si brucia anche la “Pupazza”. (Antiche Terre del Lazio).
  • Feste patronali in onore del nome di Maria e di S.Fortunato Martire: rispettivamente la domenica e il lunedì della seconda settimana di settembre.
  • 1° domenica di ottobre: Madonna del Rosario. Festa e processione in onore della Madonna.

 

DOVE MANGIARE

OSTERIA/TRATTORIA LA VECCHIA MACINA, Viale Italia 12. Tel.: 333/6708879.

RISTORANTE/PIZZERIA LA TAVERNA DI ETTORE, P.zza della Repubblica 5. Tel.: 393/3355876

 

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