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Licenza

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Veduta di Licenza

Seguendo il corso dell’Aniene, prima di giungere a Vicovaro, l’antica Varia, sulla destra una strada risale la gola del torrente Licenza, un affluente dell’Aniene che scorre, limpido e fresco, in una stretta pianura fiancheggiata ad occidente dal monte Mandela e verso oriente dal rispettivo versante del monte Gennaro. Questo territorio, a diretto confine con la Sabina, presenta numerosi ed antichi insediamenti arroccati sugli, speroni che dominano il fondovalle. I vari reperti archeologici riscontrati nel versante orientale del monte Gennaro, nel territorio di Roccagiovine, Licenza, Percile e Mandela indicano che la regione fu abitata continuamente durante il Paleolitico, Neolitico, Eneolitico, l’Età dei Metalli, fino al periodo storico. È però soprattutto durante l’epoca romana che Licenza, l’attuale comune che prende il nome dal torrente stesso, trae le origini più significative tanto da restarne immortalata con la poesia.

Villa del poeta latino Q.O.Flacco

 Orazio, uno dei massimi poeti dell’antica Roma (65-8 a.C.), possedeva in questo territorio una villa donatagli da Augusto o da Mecenate nel 32 a.C.; un luogo dove il poeta, rifiutando incarichi ufficiali, preferì ritirarsi per godere la semplicità offerta “dall’acqua chiara di quel fiumicello con i pochi iugeri di bosco” dedicandosi alla meditazione, alla filosofia, alla lettura ed alla poesia. In questo “piccolo cantoncino si ristorava quando era stanco del fumo, del lusso del chiasso di Roma.” La descrizione di questo angolo nascosto si assapora dai versi dello stesso Orazio; la loro traduzione non offre certo quella melodia riscontrabile nel testo originale latino: indica tuttavia l’amore del poeta per questa terra. Nella lettera a Quinzio (Epistolarum, 1- XVI) così descrive la sua villa: “Forse ti piacerebbe sapere ottimo Quinzio, se il mio fondo e terra arabile o se abbondi di oliveti o di frutti, di prati oppure d’olmi rivestiti di viti; te ne voglio descrivere bene il luogo e la natura. Immagina profili ininterrotti di monti, separati da una valle oscura che riceve alla mattina sul fianco destro il sole e sul sinistro i raggi del tramonto vaporoso. Il clima è buono; i vespri generosi producono nocciuole e prugne rosse; querce e lecci dilettano di ghiande il bestiame e di molta ombra il padrone. Diresti che sia stata trasportata Taranto qui vicino a frondeggiare.

Fonte Bandusia

E c’è una fonte, che dovrei chiamare ruscello, tale che più freddo e limpido non è l’Ebro che scorre per la Tracia: utile al mal di stomaco e di testa. Dolce rifugio e bello, mi puoi credere, che mi conserva sano nell’autunno.” Nella lettera a Lollio (Epistolarum. 1- XVIII) Orazio immortala anche il paesaggio circostante: “Ogni volta che mi ristora l’acqua del gelido rivo Digentia che bagna Mandela, paese intirizzito dal freddo, cosa pensi che provi ?”… Nell’ode XIII del III libro Carminum, canta inoltre la fonte Bandusia, diversamente individuata con la Fonte Ratini, il Fonte Bello o con la Fonte di Campitello: “O fonte di bandusia chiara più del cristallo, di dolce vino amica e di fiori… domani la prole del gregge lascivo tingerà di sangue i tuoi gelidi rivi… tu porgi la tua grata frescura ai buoi stanchi del vomere, alle mandrie della serra erranti. Sarai una fonte nobile per me che canto la foresta di querce alta sul monte ove sgorga tra i sassi la tua onda sonora.”

Nella lettera al fattore della sua villa (Epistolarum, 1-XVIII) Orazio ricorda anche la vicina Varia, l’odierna Vicovaro. Dopo il VII-VIII secolo la furia devastatrice delle invasioni barbariche si abbatté anche nella valle del Licenza, scomparve così il ricordo della Villa cabina del poeta romano. Gli abitanti degli antichi centri si rifugiarono in zone inaccessibili e meno soggette alle devastazioni, così i nomi antichi delle località furono dimenticati o deformati secondo il linguaggio locale. Il nome del Torrente Digentia divenne Licenza, il nome di Mandela fu trasformato in Bardella, l’oppidum di Varia si ridusse al vicus Varie, in seguito prese l’attuale nome di Vicovaro.

Castello Orsini

Licenza, come centro medievale, ebbe una nuova storia legata alle famiglie feduatarie. Il castello appartenne anticamente agli Orsini; il primo documento che lo nomina, come feudo di questa famiglia, risale ad una divisione del 1275. Con istrumento Belgi e Nuccola del 17 agosto 1632, Mario, Carlo e Ettore Orsini vendettero 2/3 di Licenza al principe M. Antonio Borghese. Nel 1687 Giulio Orsini proprietario del terzo del castello fu autorizzato da Innocenzo XI a riprendere dai Borghese 1/3 di Licenza dando loro in cambio 1/3 di Roccagiovine. Nel 1761 Roberto Orsini, proprietario di 2/3 di Licenza, vendette a Camillo Borghese. proprietario dell’altro terzo, la quota di famiglia. Da quella data Licenza rimase sempre ai Borghese fino all’abolizione della feudalità. L’antica Villa di Orazio, ormai dimenticata dopo tanti secoli di vicende, venne inutilmente cercata da vari archeologi in differenti località. Solo in tempi recenti un accurato riscontro con la toponomastica antica ha permesso di riportarne alla luce i resti. E Licenza, presa coscienza delle proprie origini, ha degnamente valorizzato gli antichi reperti.

  • Popolazione: 955 abitanti (Licentini)
  • Altitudine: 478 m s.l.m.
  • Distanza da Roma: 55 Km
  • Confina a nord con il territorio dei comuni di Scandriglia, ad est con Percile e Mandela, a sud con Roccagiovine, ad ovest con Monteflavio e S.Polo dei Cavalieri.
  • Informazioni turistiche presso il comune – Tel. 0774.46031; Pro Loco Via Antonio Gramsci Tel. 0774/46629 www.prolocolicenza.it m.vallati@tiscalinet.it

 

DA VISITARE

Chiesa della Beata Vergine Immacolata

CHIESA DELLA BEATA VERGINE IMMACOLATA, costruita su progetto di Luigi M. Valadier.

MUSEO CIVICO ORAZIANO

ANTIQUARIUM DI LICENZA, Piazza del Palazzo. Chiusura: lunedi. Orario: 10.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00

Il materiale archeologico L’Antiquarium di Licenza ospita la gran parte dei materiali archeologici raccolti negli scavi condotti da Angelo Pasqui sul sito della Villa di Orazio a partire dal 1911. Allo stesso studioso si deve il merito della creazione della piccola raccolta, che sistemò in una sala del palazzo baronale, ove si trova tuttora, con un progetto espositivo che vedeva i materiali scrupolosamente catalogati e ordinati a seconda delle classi di appartenenza e gli affreschi montati su pannelli di gesso con cornice lignea, secondo i dettami di una moda museografica assai diffusa in quegli anni e ben documentata, ad esempio dalle foto storiche delle sale del Museo Kircheriano e dell’Antiquarium Comunale di Roma.

Il materiale espositivo è integrato con pannelli e supporti didattici, utili a collocare il complesso della villa di Orazio e dei suoi arredi in una più corretta problematica stirica, archeologica e territoriale, con la speranza di rendere leggibile e fruibile per il vasto pubblico i contenuti espositivi. Nella prima sala ci sono quattro carte tematiche relative a Licenza e al suo territorio, ad illustrazione delle principali testimonianze storico-archeologiche delle fasi preistorica, romano-repubblicana, imperiale ed infine medievale. L’allestimento dei materiali segue nell’esposizione alla presentazione di una serie di supporti didattici, grafici e fotografici, illustranti la planimetria del complesso, le sue diverse fasi edilizie e quanto di esso si conosca. L’esposizione è arricchita con una raccolta di calchi in gesso dei principali monumenti funerari a fregio dorico della Sabina. La raccolta comprende elementi architettonici in marmo, “frammenti di capitelli corinzi, pezzi della decorazione interna della casa, essi sono costituiti da quattro capitelli corinzieggianti di lesena in marmo bianco, ornati con un rilievo molto basso, da due corone di foglie di acanto, un pezzo notevole è il bel lacunare in marmo bianco, il rosone centrale è decorato da un cespo di otto foglie di acanto, popolate da rane e granchi entro conchiglie”, stucchi ed affreschi, frammenti di pavimenti e di mosaici, sculture e rilievi, iscrizioni funerarie, bolli e fistule acquarie in piombo, ceramiche e piccoli oggetti di uso quotidiano e di ornamento personale. Ben poco rimane, purtroppo, dell’apparato scultoreo della villa, documentato da frammenti di statue maschili a tutto tondo, sono andati infatti perduti alcuni pezzi da collezione, già editi da Luglio. Al Museo Nazionale Romano è invece conservata una testa maschile di tipo ideale, dall’espressione austera e assente, incorniciata da una calotta compatta di riccioli schiacciati. Fra gli oggetti di uso quotidiano , numerosi aghi crinali in osso, spatole, specilli, pinzette, chiavi, fuseruole e pesi da telaio. Un posto a sé meritano i numerosi frammenti di affreschi e di mosaici, cui vanno ad unirsi i pregevoli pavimenti musivi che ricoprono tuttora alcuni ambienti della villa di Orazio.

LA VILLA DI QUINTO ORAZIO FLACCO

Villa di Q.O.Flacco

Apertura: Su prenotazione – rivolgersi al Santuario Ercole Vincitore al n.  0774.330329

Periodo: 33 – 32 a.C.      Quinto Orazio Flacco, I A.C.

Opere: Epodi; Satire, Odi.

Tra gli anni 33 – 32 a. C. il poeta latino Quinto Orazio Flacco, ricevette in dono da Mecenate, protettore di artisti e letterati, una villa nella bassa Sabina. Nelle sue opere spesso descrisse l’aspetto dell’ambiente naturale circostante e la vita quotidiana che si svolgeva intorno e nei campi. Nel tardo rinascimento, per merito di eminenti studiosi ed appassionati cultori del mondo classico, vi fu un susseguirsi di ricerche e pubblicazioni nelle quali si indicavano vari luoghi di possibili ubicazioni della villa. Il ritrovamento di alcuni resti di pavimento a mosaico e strutture murarie che affioravano dal terreno su una collinetta a poca distanza dall’attuale paese di Licenza fece concentrare l’attenzione degli studiosi sull’esatta ubicazione del sito. Il luogo indicato si trovava vicino ad una piccola cascata d’acqua fresca che sorgeva poco più a monte e che doveva ricordare al poeta il FONS BANDUSIAE di Venosa. L’interesse suscitato dal ritrovamento dell’edificio antico incoraggiò gli studiosi ad effettuare ulteriori indagini, sino a quando, nel 1911, vennero iniziati degli scavi regolari, ripresi nel 1915, sotto la direzione dell’eminente archeologo Angelo Pasqui. Le ricerche fecero affiorare le mura e le stanze che a tutt’oggi si possono visitare. Nel 1997 – 2001 Sono stati ripresi gli scavi in altre aree della Villa sotto la direzione del Prof. Bernard Frischer, Departiment of Classics UCLA Director, di concerto con la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio, portando alla luce nuove statue e reperti dell’epoca (ancora in corso d’opera). La villa si estendeva per quaranta ettari, che comprendevano un bosco, terreno lasciato a pascolo, frutteti, oliveti e la villa vera e propria. La struttura, in base agli studi e agli scavi, può essere suddivisa in tre parti. Un grande quadriportico d’ingresso a sud, incentrato intorno al giardino interno; l’abitazione principale a nord che si svolge attorno al primo dei due cortili; un complesso termale ad ovest sul quale, nel Medioevo, s’insediò un monastero che in parte cambiò l’assetto di questa ala della villa. La villa era anche dotata di un vivarium destinato all’allevamento dei pesci. Oggi, a testimonianza di quello che è stato questo grande complesso, restano le mura perimetrali degli ambienti, parte del pavimento a mosaico e le terme. I reperti, di epoca classica e medioevale, portati alla luce nel corso degli anni durante gli scavi archeologici, sono custoditi nel Museo Oraziano, nel cuore del paese.

Villa di Orazio, Via Licinese. Tel.: 0774.330329 – apertura su prenotazione.

Museo Oraziano

“Sulle Orme di Orazio Flacco” Passeggiata archeologica a cura dell’Associazione Montepellecchia, che organizza ogni anno visite guidate presso la Villa di Orazio, il Museo Oraziano e il Borgo Medievale di Civitella. Per maggiori informazioni: Associazione Montepellecchia, Via Collenuovo 4, Civitella di Licenza. www.montepellecchia.it – montepellecchia@tiscali.it

L’Associazione senza scopo di lucro assume nel 1997 la qualifica di Onlus, prefiggendosi come obiettivi la salvaguardia dell’ambiente, la promozione di attività socio culturali, artigianali e ambientali, la salvaguardia e la riscoperta delle tradizioni culturali e la conoscenza e promozione del territorio. Le attività vengono organizzate in collaborazione con il Comune di Licenza, l’Università Agraria di Civitella, il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, la X Comunità Montana dell’Aniene, la Provincia di Roma, la Regione Lazio e gli istituti scolastici. L’Associazione Montepellecchia organizza in particolare visite guidate su numerosi percorsi e sentieri: sul sito sono indicate le informazioni necessarie, con indicazioni specifiche su segnaletica, lunghezza, dislivello, tempi, ecc., per quanto riguarda gli itinerari indicati.

“Le Oraziane” data variabile. Quinto Orazio Flacco, poeta satirico e lirico, viene ricordato a Licenza in occasione delle omonime giornate culturali a lui dedicate. L’evento, di cadenza annuale con calendario variabile, si arricchisce di convegni, mostre di pittura, teatro, danza, musica all’interno dello storico Palazzo Baronale della famiglia Orsini. L’evento è l’occasione per far visita ai ruderi della Villa di Orazio e al Museo Oraziano, alla meravigliosa natura che ispirò tante volte il grande poeta.

IL PALAZZO BARONALE

Castello Orsini

Piazza del Palazzo, epoca: circa 2° metà del XIII secolo. La costruzione del Palazzo Baronale vero e proprio cuore dell’abitato, dovrebbe risalire alla dominazione degli Orsini, intervenuti sulla Valle del Licenza a partire dalla seconda metà del XII secolo. Esso si articola intorno ad una corte chiusa di forma quadrangolare con una serie di volumetrie abitative pertinenti a periodi diversi. Tra queste assume interesse preminente l’alto mastio quadrato, sicuramente precedente agli ultimi lavori sulle strutture rimanenti, che potrebbero essere collocate tra il XV ed il XVII secolo. Ne fanno fede le finestre di gusto rinascimentale, attualmente tamponate, degli edifici a destra di chi entra e la parte più conservata del Palazzo Baronale, che si erge su due piani poco oltre il torrione. La sua attuale conformazione è dovuta agli interventi edilizi di Roberto Orsini e di suo figlio Mario, vescovo di Bisignano ed in seguito di Tivoli. I loro lavori furono effettuati nell’arco del XVII secolo e previdero gli affreschi di molti ambienti, eseguiti dal pittore Vincenzo Manenti (1600 – 1674). Le pitture si trovano attualmente in proprietà privata e sono praticamente invisibili. Affrontano temi di carattere profano che raramente il Manenti ebbe occasione di rappresentare. La parete “A” e quella “B” raffigurano i quattro elementi naturali (Fuoco, Aria, Acqua, Terra) intervallati da emblemi della famiglia Orsini e dallo stemma di Roma (S.P.Q.R.) con sotto la lupa ceh allatta Romolo e Remo. La parete “C” affronta il tema dei quattro continenti allora conosciuti (America, Asia, Africa ed Europa). La parete “D” prosegue con quattro riquadri rappresentanti i temperamenti o stati dell’animo umano. La volta a botte decorata con pregevoli stucchi è integralmente riferita al mito classico del ratto d’Europa. Il corridoio d’ingresso dello studiolo contiene elementi che in parte spiegano gli affreschi suddetti.. All’interno dell’Antiquarium è conservato su di una volta un ovale che rappresenta una martire incoronata da un putto. Negli ambienti di livello inferiore del palazzo rimangono scarsi resti delle pitture che raffigurano alcuni stemmi Orsini, racemi, floreali e grottesche. All’esterno, sulle pareti degli edifici a destra di chi entra nella corte, si individuano lacerti evanescenti di una Vergine con Bambino e Santo ed uno stemma degli Orsini.

NINFEO DEGLI ORSINI

Ninfeo degli Orsini

A pochi passi dalla Villa di Orazio e direttamente legato agli Orsini è un “ninfeo” di forma semicircolare dal diametro di 23 metri. Esso è stato ricavato sbancando parte della collina, in seguito rivestita di muro in conglomerato cementizio. A destra è appena visibile una nicchia rettangolare. L’acqua, che sgorga a tre metri di altezza da un’interessante quinta architettonica con colonnine ai lati e timpano a volute, si deposita sotto forma di una graziosa cascatella in una vasca semicircolare circondata a sua volta da una canaletta munita di sfioratore. Dinanzi al ninfeo sono appena visibile i resti di una piccola vasca circolare. Essa doveva fare coppia con un lacerto simile, oggi obliterato dalla strada asfaltata prospiciente il moumento. Questo ha restituito in passato alcuni reperti di epoca romana che fanno supporre la presenza, in antico, di una opera simile monumentale.

VALLE USTICA

Licenza, Percile, Roccagiovine e Vicovaro

Piazza della Libertà – Licenza

Le riposanti immagini evocate da sempre dagli incontaminati panorami locali, punteggiate da fresche sorgenti e da boschi, rendono la Valle Ustica luogo ideale per un turismo indirizzato sia agli anziani che ai giovani, inoltre le memorie storiche che in questa Valle si rinvengono, danno a tale turismo una certa connotazione culturale. Per lo sviluppo di questo settore economico le Amministrazioni Comunali, congiuntamente all’Amministrazione Provinciale, stanno fortemente impegnandosi per la realizzazione e la pubblicazione delle numerose iniziative seguenti. Per quanto attiene alla ricettività: strutture per accoglienza a basso costo a Vicovaro, Camping a Licenza, ospitalità per studenti a Percile, incentivazione della formula del “bed and breakfast”. Per quanto attiene all’ambiente naturalistico sistema di collegamenti panoramici e naturalistici esteso ai territori di tutti i Comuni della Valle, ripristino dell’alveo del fiume Licenza, area faunistica per l’allevamento del capriolo a Roccagiovine, sistemazione della pineta de “I Ronci” di Roccagiovine. Per quanto attiene all’ambiente urbano: riqualificazione e tutela dei centri storici, ristrutturazione del Cinema “Pidocchietto” a Vicovaro, restauro della chiesa di San Pietro e del tempietto di San Giacomo a Vicovaro, ristrutturazione di Santa Maria a Vicovaro per la sala dei concerti, arredo urbano della Piazza Vacuna a Roccagiovine, nuova ala del museo Oraziano a Licenza, centro culturale ed espositivo nel Palazzo Borghese a Percile, rete di punti di informazione turistica in ogni Comune. Il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, è stato istituito con Legge regionale n. 41/89,delegando la gestione ad un consorzio dei tredici comuni di cui parte del territorio è compreso nel perimetro e alle relative comunità montane: X Valle dell’Aniene e IX Monti Sabini, Tiburtini, Cornicolani e Prenestini. Si estende su una superficie di 18.000ha, tutelando l’immenso patrimonio ambientale e storico-culturale. Il Parco dei Monti Lucretili costituisce l’area più vicina e facilmente raggiungibile dalla Capitale, dove apprezzare le valenze naturalistiche di transizione tra ambiente tirrenico e aree interne con caratteri marcatamente appenninici, in un territorio ancora relativamente poco antropizzato e a tratti fortemente selvaggio. Il paesaggio fortemente eterogeneo si distacca in modo netto dall’uniforme dorsale del Monte Pellecchia, massima elevazione dei Monti Lucretili (1368m), soprattutto il versante occidentale, meno acclive, e il piano sommitale costituito da una ininterrotta cresta arrotondata, evidenziano un paesaggio particolarmente tranquillo e rappresentano, forse, l’ambito orografico interno del Parco meno selvaggio. Questa visione contrasta con gli aspetti aspri delle profonde incisioni Sud-orientali del massiccio in prossimità dell’abitato di Civitella di Licenza che rappresentano alcune aree di maggior interesse naturalistico dell’intero ambito protetto.

AQUILA REALE.

Aquila Reale

L’area del Monte Pellecchia, è di estremo valore faunistico per la presenza di numerose specie animali rare e protette. In particolare ospita una delle ultime coppie di Aquile Reali (Aquila chrysaetos) che ancora vivono nel Lazio. Tra le 19 specie di uccelli rapaci che nidificano in Italia, l’Aquila reale è sempre stata rappresentata come simbolo di forza, eleganza e libertà. Il sito di nidificazione del Monte Pellecchia è noto da più di 150 anni e da oltre dieci anni viene tutelato con campi di sorveglianza organizzati dal C.I.P.R., ed è uno dei siti di interesse comunitario. (S.I.C. Comunità Europea).

 

PRODOTTI TIPICI

Miele, pane, pasta di farro dei Monti Lucretili, olio, carne, latticini, dolci (amaretti, tisichelle), dolci di farro, vino, prodotti del sottobosco.

 

FESTE E SAGRE

Polenta

Ultima domenica di Febbraio –  Sagra della polenta “rencocciata”. Un piatto classico della tradizione contadina, particolarmente gradito nel periodo invernale, viene riproposto in una gustosa versione che la “rencoccia”, cioè la riscalda. In pratica si rimette in pentola la polenta per poi condirla con un saporito sugo di cinghiale. In mattinata dimostrazione in piazza della rencocciatura della polenta e successiva consumazione presso gli stand allestiti dalla Pro Loco. Nel pomeriggio musica, balli e giochi popolari.

Veduta di Civitella – Licenza

26Aprile –  Sagra dei maltagliati con fagioli.

Maggio –  artigiano in fiera (fraz. Civitella).

Agosto –  SS. Filippo e Giacomo, festa patronale (fraz. Civitella).

15 agosto –  Maria SS. Assunta, festa patronale (Licenza).

Agosto – Carpe Noctem. Il centro storico dell’antico borgo di Licenza si apre all’arte. Un itinerario musicale con piazzette dedicate; vicoli per le esibizioni di artisti di strada; slarghi per i banchetti di artigianato locale di Altri Tempi, videoproiezioni di documentari riguardanti Licenza, oltre che ovviamente il sentiero gastronomico per degustare i prodotti tipici. Tutto questo accade il 10 agosto, fin dal primo mattino con la fiera-mercato di S. Lorenzo, fino a tarda sera con il Carpe Noctem festival. La Sagra dei Frascarelli – Nel corso di Carpe Noctem si svolge a Licenza anche la Sagra dei Frascarelli, pasta contadina fatta di farina ed acqua condita con sugo al pomodoro.

Settembre – Sagra della ciambella a Civitella di Licenza. In mattinata si possono visitare la Villa di Orazio, il Museo Oraziano e il Parco dei Monti Lucretili. Nel pomeriggio distribuzione di ciambelle, vino e dolci locali. Si chiude con un ballo in piazza.

25 settembre Arte a Palazzo.

Sagne di farro

Ottobre –  Sagra ” Elle Sagne ‘e Farre”. Piatti stracolmi di sagne con pomodoretto fresco e sugo al peperoncino. Non è una pietanza qualsiasi, ma la specialità di Licenza, che abbinata alla tradizione millenaria del farro, diventa quasi divina. Una prelibatezza gastronomica degna di una sagra organizzata dalla Pro Loco di Licenza. L’iniziativa, rivolta alla riscoperta del farro, riscuote sempre un grande successo, in particolare per la semplicità, la vera genuinità del piatto degustato in un ambiente incontaminato come quello del Parco Regionale Naturale dei Monti Lucretili. Licenza è stato il primo paese nella Valle dell’Aniene a festeggiare questo piatto divenuto tipico (non solo fettuccine ma anche sagne di farro); c’è il laboratorio locale che le produce e le sporta anche all’estero. I principali piatti realizzati con il farro sono i dolci di farro, le fettuccine di farro, le sagne di farro e le petacce di farro.

Novembre –  Festa dell’olio con bruschetta

 

DOVE MANGIARE

OSTERIA ANTICO BOSCHETTO, Via Tre Olive snc. Tel.: 0774/46177; 338/4778450. Riposo settimanale il martedì.

 

DOVE DORMIRE

RISTORANTE E RESIDENCE “LUISELLA”, Loc. La Mola. Tel.: 0774/46021

HOTEL E RISTORANTE FONTE BANDUSIA, Via Fonte Bandusia 9. Tel.: 0774/46030 – Fax 0774/46226

 

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