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Gerano

www.gerano.rm.gov.it

Veduta di Gerano

Gerano, adagiato su una collina tufacea, costituisce l’ultima propaggine della valle del Giovenzano, un ampio bacino, affiancato al corso dell’Aniene, racchiuso da una parte dai monti Ruffi e dall’altra dal massiccio di Guadagnolo. Il Giovenzano, detto anche Fiumicino, trova sbocco nell’Aniene stretto dentro una gola in prossimità di Mandela. La vallata invece, caratterizzata da ampi tratti di pianura alternati a zone scoscese e accidentate, va a convergere, presso Tivoli, con l’Empiglione in località Ponte degli Arci. È il percorso seguito dagli acquedotti romani e dall’antica via Pedemontana, che ricalca il tracciato dell’odierna Empolitana. La valle dista dalle principali direttrici di traffico ma, fin dall’antichità, è stata intensamente utilizzata e contesa. Ne fanno fede i resti di Trebula Suffenas, al Passo della Fortuna, le mura poligonali e le murature romane dislocate in luoghi diversi. Anche nei territorio di Gerano si riscontrano, in più parti, consistenti resti romani, testimonianza di una avvenuta colonizzazione del territorio. Alcuni frammenti di trabeazione ed un basamento sono incorporati nella muratura della Chiesa di S. Maria e nel campanile di S. Lorenzo. Queste costruzioni romane subirono sicuramente la totale distruzione durante le ripetute invasioni dei barbari. Campi incendiati, acquedotti distrutti e strade dissestate portarono alla degradazione ed al graduale abbandono degli antichi centri rurali. La valle del Giovenzano seguì le sorti dell’intera penisola; Gregorio Magno, sulla fine del VI secolo, scrive che per tutta Italia sono “distrutte le città, diroccate le castella e deserte di coltivatori le terre”. In quel periodo ampi possedimenti del demanio passarono sotto il possedimento della Chiesa venendosi così a costituire il cosiddetto “Patrimonium S. Petri”. A partire dal VI secolo sorse quindi un nuovo sistema di organizzazione rurale: le curtes, le domuscultae, le massae, le colonie,i casali. Fu proprio la “Massa”, detta “lubenzana” per la presenza del fiume Giovenzano. a far risorgere il territorio e a dare origine a Gerano, quale oggi appare; un centro medioevale chiuso nel suo perimetro lungo il quale si aprono le porte, si snodano le strade con le relative cerchia di case.

La torre dell’Abate Giovanni V, simbolo del potere, baluardo di difesa memore di interminabili lotte. Gerano infatti, insieme a Cerreto, rientra oggi sotto la giurisdizione dell’Abatia Nullius di Subiaco; di fronte l’uno all’altro sorgono Pisoniano, appartenente alla diocesi di Palestrina, Ciciliano e Sambuci alla diocesi di Tivoli. Una divisione di per se insignificante, che rappresenta invece la lunga contesa intercorsa per il possesso dei fondi della fertile Massa Iubenzana e Intermurana. Dal documento 19 del Regesto Sublacense, Privilegio di Papa Leone VII del 27 maggio939, risulta che la “massa qui vocatur iubenzana et intermurana” comprendeva ventidue fondi e veniva assegnata dal pontefice per sostentamento dei monaci e restaurazione del Monastero. Alcuni documenti del Regesto di Tivoli rivendicavano al vescovo gran parte dei fondi. tra i quali anche quello relativo a Gerano. Da qui l’origine della lunga disputa tra Vescovo di Tivoli e Abate di Subiaco. Le vertenze, con l’intervento dei Pontefici, si risolsero sempre in favore del Monastero Sublacense, stante l’orientamento della Chiesa ad elargire sempre maggiori concessioni in favore dei monaci. Dal territorio della “massa” si evidenzia comunque sempre maggiormente Trellano che, inizialmente fondo-colonia-vico, s’identifica come “castello” nel documento del 28 giugno 97.

In seguito, nelle adiacenze di Trellano sorge anche Gerano la cui prima notizia come castello, viene riportata nel privilegio di Papa Giovanni XVIII del 21 luglio 1005. Per circa cinquanta anni dura la convivenza di ambedue i castelli finchè abitanti di Trellano si trasferiscono definitivamente a Gerano. Ambedue i castelli risultano confermati al monastero sublacense ma nel 1029, secondo il Regesto di Tivoli, Giovanni XIX riconferma al vescovo tiburtino tutti i luoghi e diritti che possedeva, elemento questo che porterà la sede abbaziale e vescovile a dure lotte per il possesso del castello. Tra le due sedi s’inserisce Lando di Civitella che, approfittando della disputa, s’impadronisce di Gerano e di Cerreto, dopo essersi arroccato a Civitella (l’odierna Bellegra). Sarà compito dell’Abate Giovanni V, “il gloriosissimus abbas”, della potente famiglia degli Ottaviani, ristabilire il potere abaziale, costruendovi anche una solida torre, un palazzo ed una cappella.
L’occasione di Gerano fu causa di nuove e continue dispute con il Vescovo di Tivoli che pretendeva la metà del castello. L’abate Pietro IV, morto nel 1145, rinsaldò però definitivamente l’autorità abbaziale su Gerano, con le armi e con il sempre perdurante favore pontificio e, contro le rivendicazioni del Vescovo tiburtino getterà le basi per la giurisdizione episcopale sul feudo. Gerano, fondo e castello conteso dal suo nascere, riuscirà ad acquistare una sua entità solo con l’affermarsi dell’autonomia comunale.

  • Popolazione: 1133 abitanti (Geranesi)
  • Altitudine: 520 m s.l.m.
  • Distanza da Roma: 50 Km
  • Informazioni turistiche presso il comune Tel. 0774.798002; Pro Loco Piazza dell’Annunziata 4. Tel. 0774/798279 fax 0774/798615 comune.gerano@tin.it

DA VISITARE

Fontana di Leo; Fontana di Ciocio: antico fontanile romano del II secolo, appartenente alla famiglia Cioci del Municipio di Tivoli.

Torre dell’Abate Giovanni V, fu costruita nel 1077 a protezione dell’omonimo Palazzo e per controllare la strada che conduceva a Subiaco.

Palazzo di Corte: fu tribunale locale e dazio comunale (XIV sec.). Nella piazzetta antistante avvenivano le aste pubbliche, col metodo dell’accensione della candela.

Chiesa rurale di Sant'Anatolia

Chiesa rurale di S. Anatolia: nasce come curtis dominica nel VI secolo d.C. al limitare delle colline geranesi, ma solo nel 936 risale il documento che ne dà testimonianza. Nel 1169 vi fu firmata la pace di S. Anatolia fra Tivoli e Subiaco. All’interno di esse si erge il simulacro di S.Anatolia recante i simboli del martirio.

Chiesa arcipretale di S. Maria Assunta: cappella eretta nel 1077 dall’Abate Giovanni V. L’ampliamento fu opera dell’architetto Giuseppe Valadier (1835-1851). In essa si conserva il quadro della Madonna del Cuore, pregevole dipinto ad olio su tela di Sebastiano Conca, realizzato nel 1727. La “Calata” della Madonna, cioè lo scoprimento del quadro in chiesa, il giorno della vigilia, rappresenta l’evento più toccante della vita religiosa dei geranesi.

Chiesa di San Lorenzo Martire

Chiesa parrocchiale di S. Lorenzo Martire: forse già esistente come piccola edicola. È menzionata nell’anno 1369, fu rifatta in forme neoclassiche nel 1786 sotto la guida dell’architetto Giulio Camporesi. In fondo all’altare maggiore, in stucco (barocco) ci sono ai lati due dipinti di S.Pietro e S.Paolo. In Cantoria c’è un originale “spinetta” cioè, l’organo dell’epoca.

Chiesa dell’Annunziata : è situata fuori la porta principale di Gerano, veniva usata come ospizio e sosta per gli ammalati da trasferire all’ospedale di Tivoli, forse già dal 1300. All’interno presenta un unico altare in stucco, sormontato dall’icona dell’Annunciazione (affresco del XVI secolo) e da un’altra tela del pittore Giuseppe Ranucci di Fondi (1749).

Chiesa di S.Anna : databile al 1750 per opera dei coniugi Tranquilli, passò in eredità alla famiglia Felici-Manni, divenne punto di sosta per le compagnie che andavano verso il santuario della SS.Trinità a Vallepietra.

Museo delle “scatole di latta” : inaugurato nel 2000 è la prima mostra permanente italiana dedicata alle scatole di latta. I pezzi esposti sono circa 700 e vanno dalle prime prodotte sul finire dell’800, fino al 1950ca. Contenevano prodotti alimentari quali: biscotti, caramelle, e cacao. Via del Palazzo, 8. Tel.: 348/7960033. www.casadellescatole.org Apertura su richiesta, ingresso GRATUITO.

Infiorata

Museo “dell’Infiorata” : inaugurato nel 2003, espone documenti storici, foto e attrezzi delle prime infiorate fino a quelle dei giorni nostri. Una sala è dedicata agli antichi mestieri del popolo geranese, l’altra (multimediale) permette di fare un viaggio virtuale nelle infiorate del passato. Tel.: 0774/798002; Fax: 0774/798875. Apertura su richiesta contattando il Comune di Gerano.

Fortino del Poggio; Porta Amato, Porta Maggiore, Porta Cancello.

 

PRODOTTI TIPICI

Gerano ha recentemente presentato una mostra allestita durante la festa della Madonna del Cuore, denominata “Tradizioni Geranesi in Tavola”, parentesi gastronomica delle altre tradizionali mostre sull’artigianato e l’agricoltura. I piatti presentati in questa pagina sono quelli che la tradizione vuole, fatti di cose semplici e tramandati di generarazione in generazione. Ancora oggi, preparati e gustati da tutti i Geranesi, esprimono la loro genuinità con sapori e aromi di altri tempi. Gerano festeggia allegramente due eventi annuali dedicati alla gastronomia: La Sagra delle Zazzicchie e Verole, e la Sagra degli Strozzapreti. La Sagra delle Zazzicchie e Verole, che si festeggia la prima settimana di novembre, è una tipica festa di paese, con vino casareccio, castagne e salsiccie cotte su grandi braceri direttamente in piazza, ove si stempera la fredda atmosfera invernale, oltre che con il vino, anche con balli e giochi vari. La Sagra degli Strozzapreti, invece, si svolge in estate, l’ultimo sabato e domenica di luglio (in genere). Gli strozzapreti nascono sotto il Regno Pontificio è prendono questo nome poichè anticamente venivano considerati un pasto del popolo, non adatto ai fini palati del clero. La spessa sfoglia degli Strozzapreti viene condita con una salsa forte detta “pistecchia” (pistacchia).

 

FESTE E SAGRE

Gennaio: S. Antonio Abate: (seconda o terza domenica di gennaio) benedizione in piazza degli animali.

Febbraio: Carnevale geranese, sfilata di carri allegorici con ballo in maschera. Rappresentazione Teatrale della compagnia del Centro Giovani G.I.A.C.

Infiorata

Aprile: Infiorata più antica d’Italia (1740) in onore della Madonna del Cuore, prima domenica dopo S Marco. E’ noto che l’infiorata in forma artistica (distinta cioè dal naturale e spontaneo gesto di gettare fiori e petali al passaggio di un simulacro o personaggio autorevole) ha origine a Roma, e più precisamente in S.Pietro. Secondo quanto riferiscono i cronisti , ” l’arte di fare mosaici , senza mescolarli alla rinfusa ” nascerebbe dall’iniziativa di Benedetto Drei che dal 1625 inizia a comporre , ogni anno, un mosaico di fiori davanti alle tombe dei SS. Pietro e Paolo, nel giorno della loro festa. In Gerano è accertata la presenza , in più occasioni, del cardinale e abate di Subiaco , Giovanni Angelo Braschi , il quale diede nuovo impulso alla venerazione mariana , che fin dal 1740 prevedeva una processione in onore della Madonna del Cuore. Il 17 settembre del 1742 la comunità geranese ottiene  dalla Sacra Congregazione dei Riti il permesso di poter svolgere la festa della Madonna del Cuore nella prima Domenica dopo il 25 aprile. Le cerimonie celebrative vengono affidate alla Confraternita della Madonna del Cuore , che nasce per l’occasione e che da allora in poi si fa garante dei festeggiamenti, costituendo il motivo di continuità storica dell’Infiorata.

Da questi anni , quindi ,che il popolo geranese negli ultimi giorni di aprile o i primi di maggio, allestisce l’Infiorata. E’ interessante osservare che meno di vent’anni dopo (1789) la fama degli infioratori di Gerano è già tale che vengono chiamati a Subiaco per allestire un’infiorata sotto l’Arco Trionfale , in omaggio a papa Pio VI, giunto in visita alla cittadina. Tale fatto si ripeterà due secoli dopo , nel 1980 , in occasione della visita a Subiaco di Papa Giovanni Paolo II. L’infiorata di Gerano oltre che per il suo primato di essere la più antica, si distingue per la sua ininterrotta continuità annuale ( negli archivi sono rintracciabili le foto relative ad oltre 110 Infiorate inclusi i periodi delle guerre). Si distingue dalle altre per i seguenti motivi : per il suo allestimento e messa in opera in epoca povera di fiori (infatti la ricorrenza cade l’ultima Domenica di aprile e solo oggi si può sopperire alla carenza di fiori della vallata usufruendo di quelli offerti in commercio);   perché vengono utilizzati soltanto fiori freschi, escludendo l’uso di qualsiasi espediente come terre colorate, polveri e gessi ; e si distingue, infine, per la sua finalità religiosa in onore della Madonna , laddove le altre infiorate si sviluppano in occasione della festività del Corpus Domini, in un periodo di gran lunga più propizio sia per la fioritura che per le condizioni meteorologiche. Solo nel 1922 Gerano riceve il primo impianto di energia elettrica, per cui fino ad allora il lavoro di composizione dell’Infiorata, durante la notte antecedente alla festa, avveniva al chiarore di bracieri (alimentati con stoppa , resine e oli) posti su supporti di legno, sistemati in coppia lateralmente a ciascuno degli otto quadri che compongono l’Infiorata .

Infiorata

Nella pavimentazione in selci del paese, la futura Piazza della Vittoria (fino alla guerra del 1915-18 il nome era Piazza del Mercato o Sopra S. Lorenzo.) viene però lasciata in terra battuta lungo l’area sagomata in cui comporre i quadri, delimitandone la sede con costoloni di pietra locale. Tali riquadri fino al 1950 dovevano essere annualmente riempiti e livellati con terra battuta ,tufacea, proveniente dal vicino bosco ,per offrire maggiore freschezza e durata al fiore depostovi.
Purtroppo , in seguito , la sommaria pavimentazione in asfalto costrinse di anno in anno a ” risquadrare ” con calce e pennello il perimetro dell’Infiorata. Nel 1994 l’asfalto della piazza è stato sostituito da una pavimentazione in selci di porfido ,disposti in modo tale da riportare permanentemente il perfetto perimetro di ciascun quadro dell’Infiorata.
Il perimetro , che racchiude un area di 250 mq , si calcola partendo dall’alto con l’Arco Gotico in legno (opera del pittore bavarese Schielien , realizzata dal falegname De Grandis, del 1883), montato verticalmente nella parte alta della piazza, ai cui piedi deve aderire un Rosone con Cuore del diametro di sei metri e le due vele adiacenti; seguono sette spazi (ciascuno di forma quadrata, con quattro metri di lato), intercalati da lesene ; l’ Infiorata si chiude con un lunotto terminale. Tutto il lavoro è incorniciato da una greca ornamentale , larga sessanta centimetri : solitamente realizzata con rametti di bosso trinciati, la greca possiede ,oltre a quella decorativa , la funzione di drenaggio delle eventuali acque piovane e di sostegno all’intarsio dei fiori.

Infiorata in onore della Madonna del Cuore

Quando l’area era di terra battuta, il disegno al tratto veniva realizzato con un chiodo o con un punteruolo, che incideva la terra; il solco veniva poi riempito con calce bianca liquida , contenuta in un bricco. Per i quadri più difficoltosi si ricorreva ad una tecnica mutuata da quella usata in tempi antichi anche nell’esecuzione di affreschi: sul terreno venivano fissati fogli di carta, opportunamente forati e sagomati ; quindi, spolverando polvere di gesso , terre od ossidi con l’aiuto di un crivello, si otteneva sul terreno sottostante la perfetta riproduzione dei profili. Per ottenere gli effetti desiderati di rilievo e prospettiva , venivano e vengono utilizzati strati di segatura coperta di petali di fiore, per altri effetti visivi, infine, si adoperavano e si adoperano ancora i fiori interi, privati soltanto dello stelo. Oggi la riproduzione del bozzetto, realizzata a mano libera è eseguita con gesso.
Mentre per l’esecuzione dei quadri la Confraternita della Madonna del Cuore si è sempre rivolta ad artisti o a maestranze locali, per la raccolta dei fiori demanda il compito ai priori Ufficiali. In grande quantità i fiori venivano raccolti nelle campagne circostanti, offerti spontaneamente dai contadini, che spesso li coltivavano davanti alle proprie case rurali. I fiori delle ginestre, del glicine della villagine, e delle ” palle di neve ” venivano “sgramorati ” sul luogo stesso in cui erano stati colti, per essere poi conservati in cantina, sparsi sul terreno in modo che mantenessero la propria freschezza. Il verde (bosso , leccio, olivo e saggina)veniva raccolto in fasci e quindi triturato con l’aiuto di una roncola, in un luogo non distante dalla piazza dell’Infiorata. in periodo di magra i raccoglitori di fiori si spingevano anche in zone più lontane, dove il clima differente aveva magari favorito la fioritura anticipata. In un periodo successivo, terminato circa trenta anni fa, era invalso l’uso di dare in appalto l’approvvigionamento dei fiori: e l’appaltatore, spesso, non si limitava a spendere la somma affidatagli, ma aggiungeva di tasca propria quel che era necessario per la miglior riuscita dell’Infiorata. Oggi, però questo genere di approvvigionamento dei fiori , viene effettuato solo in parte ricorrendo alla raccolta nelle zone circostanti, mentre per il resto ci si rivolge a vivai ed aziende specializzate di alto livello industriale. L’ impegno della raccolta dei fiori, vuoi per l’incuria delle campagne, vuoi per le accresciute esigenze degli artisti, costituisce l’incarico più gravoso per ilComitato dei festeggiamenti.
Ogni anno il comitato che si occupa dell’organizzazione dei festeggiamenti bandisce, tramite alcuni responsabili tecnico-artistici, un concorso per scegliere i bozzetti da eseguire.

Partendo dalla parte alta della piazza ci sono i due quadri che restano invariati di anno in anno: il Rosone con Cuore in onore della Madonna e il monogramma di Maria. Gli altri quadri, invece possono essere composti con libera creatività. Mentre un tempo si prevaleva la scelta di decorazioni geometriche, oggi vengono scelti temi d’attualità come gli inviti alla pace , alla protezione dei disabili , alla celebrazione di anniversari d’importanza nazionale fino al ricordo di personalità insigni.Un modo per ribadire l’interesse popolare verso certi temi e legarli alla devozione , affidandoli alla Madonna del Cuore: è questo in definitiva , l’aspetto più significativo e profondo dell’Infiorata di Gerano.
Dal punto di vista religioso la cerimonia più suggestiva della festa è la “Calata” della Madonna del Cuore nel pomeriggio della vigilia . Il quadro, comunemente tenuto nasosto, viene sceso tra i fedeli, sorretto da due sacerdoti, al canto dell’”Ave Marias Stella”. Il giorno successivo si celebra la processione in onore della Madonna del Cuore, che dopo aver sfilato per le per le vie del paese ha come finalità il passaggio dell’immagine della madonna del Cuore sull’Infiorata. Per approfondire, visita il sito ufficile dell’Infiorata di Gerano www.infioratadigerano.org

DOVE MANGIARE:

RISTORANTE/PIZZERIA LA FIERA, Via Empolitana 2 km 22.00 – tel. 0774/798675, 366/5719407, 347/2659864. Riposo settimanale il mercoledì.

RISTORANTE IL BORGHETTO, Via del Fossato Scuro snc, Località Prato di Sant’Anatolia. Tel.: 0774/799041 – 333/6771747. Riposo settimanale il mercoledì. Aperto a pranzo e a cena.

RISTORANTE/PIZZERIA DA EMANUELE, Piazzale della Repubblica 11/A. Tel.: 348/5660723 – 328/9851329. Riposo settimanale il giovedì.

PER DORMIRE CI SONO LE SUORE, TEL.: 0774/798000.

 

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