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Cerreto Laziale

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Veduta di Cerreto Laziale

Il nome Cerreto indica un bosco di cerri, alberi di alto fusto simili alla quercia, simbolo della forza e della potenza. Lo stemma del paese è rappresentato da un cerro, posto su tre monti e sovrastato da tre stelle, proprio ad indicare che il nome proviene da un monte ricoperto di cerri, gli alberi che un tempo rivestivano le montagne della zona. Cerreto, infatti, nel settembre del 1015, viene nominato, nel Regesto Sublacense, come monte: Monte qui vocatur Cerreto (Doc. 15). Nel 1051 era invece divenuto già un castello: Monte qui vocatur est castello cum fluvio suo (Doc. 21 del 31 ottobre 1051), quindi, dal sec. XI che si forma l’attuale paese sottoposto all’Abbazia di Subiaco. L’imponente fortezza realizzata sul monte, oltre a costituire il potere abbaziale, simboleggia anche la fierezza della popolazione, una fierezza alla quale gli abitanti non hanno mai rinunciato e che resta documentata da alcuni avvenimenti. Nella seconda metà del XVI sec., quando l’abate commendatario card. Marcantonio Colonna pretese la loro gli abitanti risposero: “I Cerretani non donano mai. Se vuole la montagna se la porti da casa sua”. In seguito nell’aprile del 1592, trecento briganti di Marco Sciarra, dopo aver devastato altri paesi, ucciso e bruciato, uomini, donne e bambini, giunsero in prossimità di Cerreto. Chiesto di poter attraversare il suo territorio, ebbero, come risposta, un netto rifiuto. I briganti, meravigliati, decisero allora di vendicarsi e, di notte, tra il 13 e 14 dello stesso mese, incendiarono le abitazioni poste fuori della cinta della fortezza. Risulta, dal registro dei morti della parrocchia, che furono uccise 45 persone. Tuttavia, non paghi della strage compiuta, i briganti assediarono il castello con l’intento di penetrare all’interno prendere il paese per fame e sete.

Dopo lunghi giorni di assedio i Cerretani, privi di aiuto e di soccorso da parte del governo di Roma, passarono all’offensiva. Armatisi con tutti i mezzi a disposizione, nella notte tra il 24 e 25 aprile, ricorsero ad un ingegnoso stratagemma per stanare i briganti che alloggiavano nei fienili e nelle scuderie, dove erano accumulati abbondante paglia e fieno. Facendo ricorso ad una gatta, legarono alla sua coda sostanze infiammabili e la spinsero verso il ricovero degli assedianti. L’animale correndo appiccò il fuoco ovunque ed i briganti, che non restarono bruciati nell’incendio, furono uccisi dai Cerretani. Gli abitanti subirono la perdita di una sola persona; per i briganti fu invece una vera tragedia. Le cronache narrano che dal fienile “scorreva sangue umano come un ruscello”. Cerreto, con orgoglio, aveva negato il passaggio ai briganti e questi effettivamente non erano passati. Alcuni secoli dopo, un’altra vicenda doveva ulteriormente dimostrare il carattere di questi abitanti.

La Gatta

 Nel 1739, nel periodo in cui fu vietata la libera coltivazione del tabacco e fu posto il dazio sulla sua vendita, Cerreto si ribellò a questa nuova normativa, funzionario che si era presentato al paese, con il relativo decreto, fu ucciso con un colpo di archibugio. Queste sono le vicende più significative che hanno caratterizzato la storia di Cerreto, un castello del feudo abbaziale fortemente conteso, sotto l’aspetto spirituale, dalla Diocesi tiburtina. Il vescovo di Tivoli infatti, contestò lungamente il Monastero sublacense, inteso ad ottenere l’esenzione spirituale sui castelli Cerreto, in particolare, fu oggetto di dure lotte. Le controversie, che il desiderio del governo spirituale, riguardavano però il possesso materiale della fertile massa giovenzana e Le dispute terminarono solo nel 1638 con la creazione pienamente autonoma da quella data. Anche Cerreto entrò spiritualmente a farne parte. La storia di Cerreto, quale si rileva dell’odierno centro, dai documenti del Regesto Sublacense e dalle Cronache, tipica degli altri paesi, appartiene a tempi relativamente vicini. La costruzione del castello risale infatti ad un periodo ben preciso ed è dettata dall’esigenza difensiva, più tardi da quella di fortificarsi. Origini più remote possono invece dedursi dall’esame di tutto il suo territorio.

Piazza della Fontana

Senza aver effettuato scavi specifici emergono, nelle località Farolfa e Arnale, mura poligonali, di un lontano passato, romane ed in superficie abbondano frammenti di ceramica. In passato sono state rinvenute anche numerose tombe, alcune delle quali con ossa di proporzioni gigantesche (Cfr. Camerata). Questi reperti testimoniano chiaramente l’esistenza di precedenti insediamenti che vanno messi in relazione con la conformazione morfologica della regione, con la vicinanza di Suffenas (l’odierna Ciciliano), con l’importante via di penetrazione che costituisce la valle del Giovenzano. Un territorio quindi, ed un centro, tutto da studiare per evidenziarne maggiormente le origini.

  • Popolazione: 1210 abitanti (Cerretani)
  • Altitudine: 520 m s.l.m.
  • Distanza da Roma: 52 Km
  • Confina a nord con il territorio del comune di Saracinesco , ad est con Rocca Canterano , a sud con Pisoniano e Gerano, ad ovest con Sambuci e Ciciliano.
  • Informazioni turistiche presso Pro-Loco Via dell’Immaginetta 1 – Tel. 0774.798116 – 0774/798831  cerretolaziale@tiscali.it
  • Galleria Comunale d’Arte Moderna, Piazza G. Marconi, 12. Tel.: 0774/798329.

 

DA VISITARE

Torre medievale: (XIV sec.) in posizione dominante sul borgo antico.

Mura poligonali: in contrada Fonte Farolfa e Arnale, dove sono ben visibili anche antiche cisterne in opera cementizia, risalenti all’età repubblicana.

Chiesa di S.Maria Assunta: (XVII sec.) ha subito numerosi rifacimenti nel corso dei secoli, fino a perdere la sua struttura originaria. Attualmente presenta all’esterno una facciata abbellita con paraste e timpano aggettante mentre all’interno presenta uno stile ottocentesco. Si conservano nella chiesa oltre a pregevoli dipinti, un crocifisso ligneo risalente al 1500.

Chiesa di S.Sebastiano: (XVI sec.) è stata abbellita nel 1900 con un abside corrispondente all’altare maggiore. L’esterno presenta una decorazione a paraste e timpano recentemente restaurato, mentre l’interno mostra tracce di antichi affreschi.

PRODOTTI TIPICI

Pizzarelle. Pasta fatta in casa con farina di grano e granturco, condita con sugo di pistacchio.

Dolci locali: pizza alla pala, pizza sbattuta, Ciammella (nei vari forni del paese).

 

FESTE E SAGRE

20 gennaio – Festa patronale di S. Sebastiano (celebrata la domenica successiva).

5 febbraio – Festa di Sant’Agata (celebrata la domenica successiva).

24/25 aprile – Festa della Gatta. Da anni con questa festa si celebra la liberazione della cittadina dai malviventi per merito di una “gatta”. L’episodio risale al 1592, quando il paese fu assediato da una banda di malviventi guidata dal brigante Marco Sciarpa. Gli abitanti, asserragliati all’interno del castello, decisero di ricorrere all’astuzia copiando l’uso che fece Sansone delle volpi incendiarie. Non avendo però volpi a disposizione, legarono attorno al corpo di una gatta un fascio di materiale infiammabile, lanciandola poi verso l’accampamento dei nemici.  I fienili si incendiarono e i nemici, presi di sorpresa, furono facilmente vinti e messi in fuga. In occasione del Palio della Gatta scendono in campo i quattro rioni: Torre, Trabocca, Costatole e Lavaturu, con corteo storico, sbandieratori, giochi paesani, cena nella piazza centrale, doce tutti possono assaporare i dolci locali come la “pizza alla pala”, la “pizza sbattuta” e la “ciammella”, e per concludere uno spettacolo pirotecnico. I fuochi d’artificio simboleggiano i “fuochi” appiccati dall’animale nella sua corsa. Inoltre, proprio in memoria dell’eroica gatta, il paese ha innalzato un piccolo monumento, una statua che si trova nel centro storico del paese. (Antiche Terre del Lazio).

Agosto cerretano – manifestazioni folcloristiche, culturali e d’arte varia con l’eccezionale mostra “I CENTO PITTORI DI VIA MARGUTTA”.

Domenica dopo l’8 settembre – Madonna delle Grazie. E’ la festa più importante del paese, con processione, spettacolo d’arte varia e pirotecnico.

Seconda domenica successiva l’8 settembre – Sagra delle “pizzarelle”. Pasta fatta in casa con farina di grano e granturco, condita con sugo di pistacchio ( aglio, olio, peperoncino, pomodoro e pecorino).

1° novembre – caldarroste in piazza offerte insieme al vino dall’associazione PRO-LOCO.

Il giovedì mercato settimanale

 

DOVE MANGIARE

RISTORANTE ANTICA FALEGNAMERIA DA RITA, Via dei Milanesi, 1. Tel.: 0774/799027 – Cell.: 333/3123630. Riposo settimanale il lunedì. E-mail: info@ristoranteanticafalegnameria.it  www.ristoranteanticafalegnameria.it

PIZZERIA LUCAFERRI, Piazza G. Marconi,18 – Tel. 0774/798046 (Chiuso il martedì)

B&B TRICOLORE, Via della Libertà, 17/A. Tel.: 339/1680294; 348/3135982. imperitricolore@gmail.com – www.bbtricolore.it

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