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Bellegra

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Veduta di Bellegra

Bellegra, anticamente denominata Civitella, sorge sulla cima del monte Celeste che si innalza, per oltre 800 metri di altezza, tra la Valle del Sacco e quella dell’Aniene. Gli Equi, primi abitanti del luogo, sfruttarono questa particolare posizione strategica per costruirvi un oppidum, difeso naturalmente da più lati e collegato, a vista, con gli altri centri fortificati della regione. Gli imponenti resti di mura poligonali, che si elevano oggi maestosi, testimoniano la grandezza e l’importanza della fortificazione. La consistenza delle mura, con l’arce ed il tempio inseriti nel loro perimetro, danno all’oppidum un carattere urbano oltre che difensivo. Fino al secolo scorso, come riferisce lo Jannuccelli nella sua opera (1856) prima dell’apertura della strada rotabile verso il versante di Olevano – Roiate, si poteva ancora ammirare una porta pelasgica formata da tre massi e chiamata dalla popolazione porta di Gioio. L’importante reperto, andò distrutto durante i lavori di costruzione della strada.

La principale caratteristica delle fortificazioni di Bellegra è costituita soprattutto dalla consistenza delle mura, unita alla singolare posizione dello sperone roccioso dove esse sorgono. La particolare ubicazione delle stesse, permette il facile controllo dei versanti dell’Aniene e del Sacco che, in origine, costituivano il confine fra il territorio degli Equi con quello dei Latini, Ernici e Volsci. La posizione geografica di Bellegra, estremo confine del territorio degli Equi, l’ampia cinta fortificata ed i diversi reperti riscontrati, confrontati con le fonti letterarie, fanno identificare la città con l’antica Vitellia ricordata da Livio (Ab urbe condita – II, – 39 V V. 29) Plinio il Vecchio (Naturalis Historia – III, 5), Svetonio (De vita Caesarum – VII Vit. 1) e Stefano di Bisanzio che la chiama Bitella.

Arco Medievale

Tito Livio è la fonte principale sugli Equi ed oltre agli elementi storici e geografici, fornisce un importante dato cronologico in merito all’occupazione di Vitellia. Livio riferisce che nell’anno 360 di Roma (393 a.C.) “Gli Equi espugnarono la colonia romana di Vitellia, sita nel loro territorio” (in suo agro expugnant). La maggior parte dei coloni, poiché la fortezza era stata occupata di notte, a tradimento, fuggirono dalla parte posteriore della città e ripararono a Roma incolumi. (Lib. V cap. XXIX).
Questi avvenimenti si svolsero 89 anni prima della sottomissione degli Equi, avvenuta nel 304 a.C., sotto il consolato di Publio Sulpicio Saverrione e Publio Sempronio Sofo. Resta quindi confermata l’importanza strategica di Vitellia che permetteva il controllo della Valle e del Sacco. Si comprende quindi perché i Romani pensassero, per prima cosa, ad occupare questo importante punto strategico e come gli Equi ne tentassero la riconquista, di notte, dal versante di Subiaco. Con la conquista romana Vitellia subisce trasformazioni: il territorio non è quello dentro la cinta muraria ma le costruzioni romane, come tuttora si può constatare, interessano l’intera regione. Del periodo romano resta soprattutto la testimonianza di vie selciate, costruzioni, abbondanti frammenti di ceramica ed alcune lapidi una delle quali reca la dedica agli dei Mani: D.M. (Diis Manibus). Un’altra, riferita da un manoscritto di Pierantoni attesta la dedica di un tempio alla dea Bona. Dopo le testimonianze del periodo romano la storia di Vitellia si perde, nel buio, primo documento che permette di ricostruirne la storia il Diploma Ottone I, datato 11 gennaio 967, che conferma al Monastero di Subiaco tutti i suoi beni, diritti e privilegi, diploma, contenuto nel Regesto Sublacense, (doc. 3), nomina montem qui civitella in integrum”.

Fontana Piazza Beato Mariano

Privilegio di Papa Leone del 31 ottobre 1051, doc. 21 ne ribadisce l’appartenenza al Monastero Sublacense. Nella bolla del 1115 di Pasquale nel Chronicon Sublacense, si nomina accanto a Civitella anche Montecasale come possedimenti del feudo abbaziale, castello di Montecasale occupa un posto di rilievo nella storia di Civitella secondo le cronache francescane, vi si svolse la conversione dei tre briganti da parte di S. Francesco di con la successiva fondazione del convento. Il 22 maggio 1230, dopo numerose controversie, venne stipulata una convenzione tra i Signori di Civitella e l’abate Lando. In essa venivano elencati gli obblighi degli abitanti e le concessioni del Monastero di Subiaco. Questo ordinamento politico legò definitivamente Civitella alle vicende storiche dell’abbazia. Il 10 ottobre 1880, il consiglio comunale con propria delibera mutò il nome di Civitella in quello di Bellegra, ritenendolo più “antico” in base ad erronee interpretazioni. Un nome che, alla luce degli ultimi studi, risulta del tutto improprio.

  • Popolazione: 3134 abitanti (Bellegrani)
  • Altitudine: 850 m s.l.m.
  • Distanza da Roma: 60 Km
  • Confina a nord con il territorio dei comuni Gerano e Rocca S.Stefano, ad est con Affile e Roiate, a sud con Olevano Romano, ad ovest con Pisoniano e S.Vito Romano.
  • Informazioni turistiche presso comune – Tel. 06.95618028/22; Pro Loco Via S. Tommaso da Cori snc Tel. 333/1028354 prolocobellegra@tiscali.it


Ruderi Romani

Ruderi di costruzioni romane risalenti al IV sec. a.C. in “opus caementicium” permangono in 4 zone di Bellegra:

La Cisternola
Costruzione tipicamente romana formata da malta grigia durissima, da ciottoli lunghi alti e larghi dai 6 ai 12 cm. e da poche pietre calcaree. La superficie interna è pavimentata con i primi tre caratteristici strati della tecnica romana: il vespaio di pietra, lo “statumen” di breccia atta ad esser chiusa in mano ed infine con il “rudus” costituito da breccia più fine mista a malta.Altri ruderi costruiti con la medesima tecnica si trovano in “Contrada Venere”, in colle “La Rotta” e in contrada ” Le Grotte”.

Mura Poligonali

Mura Poligonali
A Bellegra esistono il primo ( sec. VII e VI a.C.) e il terzo tipo (sec.III e II a.C.) di mura poligonali. Le mura poligonali sono un genere di costruzioni, che consiste nel sovrapporre massi su massi senza malta. Si nominano poligonali perchè in facciata si presentano in forma di poligoni. In passato si chiamarono ciclopiche, per la grandezza dei blocchi utilizzati, pelasgiche perchè attribuite ai Pelasgi, il primo più grezzo è formato di massi poco aderenti fra loro a volte con sassi frapposto, il terzo tipo (dove si può ammirare la perfezione in Piazza San Sisto) è composto con massi aderenti disposti su linee parallele.

A Bellegra sono presenti le Chiese Parrocchiali di San Sisto e San Nicola e la Chiesa privata di Santa Lucia.

La Chiesa di San Sisto situata nella Piazza omonima, demolita nel 1972 al fine di ottenere l’ area fabbricabile per la nuova parrocchia in costruzione fu il primo edificio sacro del popolo cristiano di Bellegra , infatti essa risaliva al 1500, oggi si presenta come una chiesa moderna.

La Chiesa di San Nicola è costituita dal presbitero e da un’ unica navata, sull’arco principale si legge la dedica:” LAUS DEO, BEATAE VIRGINI MARIAE ET S. NICOLAI ECCLESIAE PATRONO”. E’ artisticamente decorata in stucchi anteriori al 1671, la navata è coperta con la volta a botte, che sostituì nel 1873 il soffitto a cassettoni, è illuminata da sette finestroni dei quali 3 aperti nel lato destro, 3 nel fianco sinistro ed uno sulla parete frontale.

Cappella di Santa Lucia

La Cappella di Santa Lucia si trova vicino alla casa dei signori De Pompiliis dai quali fu costruita nel 1756 ed ai quali appartiene in proprietà. Possiede un solo altare e ha in un quadro le immagini della beata vergine Maria di Santa Lucia e di altri santi dipinti su tela.

La Grotta dell’ Arco
La Grotta dell’ Arco di Bellegra si trova tra la contrada delle Valli e la contrada Cona. E’ lunga circa 1000 metri e tra il piano dell’ ingresso e il suo punto remoto a monte, vi è un dislivello di 23 metri. E’ denominata “Grotta dell’ Arco” perchè ad una trentina di metri più a valle dalla sua entrata, si trova un arco naturale in pietra. Dista dalla strada provinciale circa 500 metri e vi si può arrivare facilmente anche con la macchina. Il portale d’ ingresso è molto ampio. A destra ed a sinistra di esso si estende un’ imponente roccia alta parecchi metri e lunga una trentina tagliata a perpendicolo.La grotta di forma pressoché regolare,si prolunga per i primi 200 metri, con le dimensioni di circa 10 metri per 10. Dopo tale tratto la galleria si eleva fino a 20 metri di altezza con pareti ravvicinate. Si allarga notevolmente dai 450 fino agli 850 metri formando vasti saloni: il salone”ciclopico”, il salone “titanico”, la sala del “Duomo” e la “grande sala”. La grotta è percorsa da un ruscelletto che crea laghetti con acqua limpida, è ricca di stalagmiti e stalattiti e di concrezioni laterali varie e fantasiose. Questa grotta per la sua ampiezza e le sue caratteristiche merita di essere visitata.

 

 

Ritiro di San Francesco

Il Ritiro di San Francesco
Faggi e castagni circondano il Ritiro francescano che ospitò, in occasione del suo soggiorno sublacense nel 1223, San Francesco. Nei secoli successivi il complesso crebbe e nel 1683 il convento venne eretto a Ritiro francescano anche se incerte appaiono, ancora oggi, le sue origini. Al suo interno è presente un museo francescano, in cui sono documentati gli aspetti legati alla vita monastica, ma anche le testimonianze della religiosità popolare. Incerte sono infatti le origini del convento di San Francesco per il quale, essendo stato più volte rimaneggiato, non è possibile risalire con certezza, attraverso le analisi stratigrafiche e murarie, all’epoca della fondazione. La presenza di San Francesco a Bellegra, comunque, è attestata da più eventi e legata tra l’altro ad un’opera di proselitismo, noi oggi diremmo di promozione, secondo quanto si può leggere nelle cronache dell’ordine dei Frati minori. Un’opera di “conversione” che per i tempi e la presenza massiccia del fenomeno del banditismo nella valle dell’Aniene ha del “miracoloso”. E’ una testimonianza della conversione di tre briganti, da parte del poverello di Assisi sarebbe dimostrata, secondo alcuni studiosi, dalla presenza nel convento di antiche pitture e iscrizioni che rammentano il fatto, e dal conservarsi delle loro presunte spoglie, collocate nella cappella di S. Teofilo da Corte, identificabili con quelle ricordate nel XVII secolo nella sagrestia della chiesa. È certo, comunque, che la presenza di San Francesco nel convento di Bellegra ha rappresentato un momento importante per l’affermazione, all’interno dell’ordine, di questo convento, ma la presenza francescana sul territorio, non bisogna dimenticarlo, ha rappresentato un momento importante anche per la vita civile.

Museo del Convento di S. Francesco Tel. 06/9565291 Orari: da lunedì a sabato dalle 09.30 alle 11.30.

 

PRODOTTI TIPICI
Olio extravergine di oliva (Cooperativa olearia S. Sisto);  Vino; Dolci tipici: ciambelle al vino o “ciammellette”; Cucina casareccia (primi piatti, carni, funghi porcini); Fico fallacciano.

FESTE E SAGRE

FEBBRAIO: Carnevale a Bellegra.
MARZO:
Festa della Primavera.
GIUGNO:
Festa della SS. Trinità, pellegrinaggio a Vallepietra. Infiorata del Corpus Domini, domenica successiva alla festa della SS.Trinità
LUGLIO: Sagra del fico fallacciano, loc. Vadocanale – ultimo fine settimana. Questa particolare varietà locale di fico, molto apprezzata, viene proposta ai visitatori su fette di pane casareccio, accompagnato da prosciutto, secondo un uso diffuso a Roma e provincia.
AGOSTO:
Festa del Perdono di Assisi, loc. S. Francesco (1 e 2 agosto)
Estate Bellegrana dal 3 al 15 agosto.
Festa patronale di San Sisto il 5 e il 6 agosto.
Fiera tradizionale il 7 agosto.
SETTEMBRE: Festa della Madonna della Pace, centro storico.
OTTOBRE: Festività in onore di S. Francesco con accensione delle “lampade della Pace fraterna”, Loc. s. Francesco.
Sagra delle tacchie ai funghi porcini.
Sagra delle castagne (penultimo fine settimana)
DICEMBRE: Festa della “Bisagra”: Sagra della Bruschetta all’olio d’oliva e del cinghiale (7 e 8 dicembre).
Natale a Bellegra dal 21 dicembre al 6 gennaio.
Mercatino di Natale: mercatino natalizio di artigianato, oggettistica e prodotti tipici allestito in casette di legno stile tirolese. Al mercatino partecipano artigiani e artisti locali che espongono all’interno delle caratteristiche casette oggetti di artigianato, decoupage e ceramica, oltre a prodotti tipici locali.(Antiche Terre del Lazio).

Ogni Giovedì  mercatino settimanale.

 

DOVE MANGIARE – DOVE DORMIRE

  • Albergo-Ristorante Sancamillo, Via S.Francesco, 22 – Tel.: 06/95617016.
  • Ristorante -Pizzeria “Da Violetta”, C.da Vado Canale, 17 – Tel. 06/9565737- 06/9565341. Giorno di chiusura il mercoledì.
  • Ristorante Pizzeria Pascucci, Contrada Le Sbarre. Tel: 06/9565035. Giorno di chiusura il martedì.
  • Camping “Grotte dell’Arco” LOC. “grotte dell’arco”. Per info telefonare: volontari Protezione civile di Bellegra, sede 06/9565072, oppure 338.3710146, 338.3556290, 340.4733894
  • B&B Vitelia, Borgo San Nicola 44. Tel.: 06/9566124; cell.: 329/1710731. Chiusi a gennaio e a febbraio.
  • Affittacamere “le rocce degli equi”, Viale ungheria 6 – Tel.06/9566033 – 3332524020 – 3398068888 email:leroccedegliequi@hotmail.it  – www.leroccedegliequi.it

 

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